Uganda – Situazione

Il 16 dicembre 2003 il Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni ha deferito alla CPI la situazione concernente la zona settentrionale del Paese. Si tratta del primo caso di deferimento ai sensi dell’art. 14 dello Statuto della CPI da parte di uno Stato firmatario. Il procuratore, ritenendo che vi fossero sufficienti elementi per dar seguito alla segnalazione, il 29 luglio 2004 ha deciso di procedere all’apertura delle indagini.

La presidenza della CPI ha assegnato la situazione ugandese alla II Camera Preliminare, composta dai giudici Tuiloma Neroni Slade, Mauro Politi e Fatoumata Dembele Diarra. Su richiesta del procuratore, nel luglio 2005 la II Camera Preliminare ha emesso cinque mandati d’arresto nei confronti dei vertici del Lord’s Resistance Army (LRA) (Kony, Otti, Odhiamba, Ongwen, Lukwiya).

IL CONFLITTO IN UGANDA
Nel 1962 l’Uganda divenne indipendente dalla Gran Bretagna. Nel 1966, il primo ministro Milton Obote prese il potere con la forza. Nel 1971 Idi Amin Dada, capo di stato maggiore dell’esercito, destituì Obote e governò per i dieci anni successivi. Nel 1979 l’”Uganda National Liberation Army” (UNLA) espugnò Kampala, depose Amin e governò per pochi mesi fino a che, nel 1980, Milton Obote riprese il potere. Yoweri Museveni nello stesso anno fondò il “National Resistance Army” (NRA) ed iniziò a combattere contro il governo di Obote. Nel 1985 Obote fu sconfitto dall’UNLA, il quale a sua volta fu sostituito alla guida del Paese dall’NRA di Museveni nel 1986. Questi, nel 1987 sconfisse l’”Holy Spirit Mobile Force” (HSM) fondato da Alice Lakwena. Nello stesso anno un presunto parente di Alice Lakwena, Joseph Kony, fondò l’LRA, gruppo armato che combatte sin da allora contro l’esercito ugandese con l’intento dichiarato di destituire il presidente Yoweri Museveni. L’obiettivo del gruppo armato è quello di creare una teocrazia, basata sui dieci comandamenti. Il conflitto, che si protrae dal 1987, interessa la zona settentrionale del Paese denominata Acholiland. Sino ad oggi tale conflitto ha causato più di 20.000 vittime, circa 30.000 bambini soldato e più di 1 milione di profughi. Gli effetti del conflitto sembrano aver colpito, dopo il Sudan, anche il Congo, dove avverrebbero campagne di arruolamento forzato di bambini.

L’LRA per più di 20 anni ha condotto e continua a condurre attacchi contro l’esercito ugandese. Tale pratica non è di per sé vietata dal diritto internazionale. Le violazioni del diritto penale internazionale, al contrario avverrebbero nel corso delle operazioni militari condotte contro la popolazione civile. Nel corso di queste sarebbero commessi i seguenti crimini di guerra:

–        stupro (art. 8(2)(e)(VI))
–        attacco contro la popolazione civile (art. 8 (2)(e)(I))
–        arruolamento forzato di fanciulli (art. 8 (2)(e)(VII))
–        trattamenti crudeli (art. 8 (2)(c)(I))
–        saccheggio (art. 8(2)(e)(V))
–        omicidio (art. 8 (2)(c)(I))

e crimini contro l’umanità:

–        omicidio (art. 7(1)(a))
–        riduzione in schiavitù (art. 7(1)(c))
–        stupro (art. 7(1)(g))
–        atti inumani (art. 7(1)(k))

Il 14 luglio 2006 a Juba nel Sud Sudan si sono aperte ufficialmente le trattative fra governo ugandese e LRA per concludere un accordo di pace. Il 26 agosto 2006 le parti hanno poi firmato un accordo di “cessate il fuoco”. Con questo accordo i ribelli si sono impegnati ad abbandonare le loro basi nel nord Uganda, Sudan e Congo per spostarsi in due aree protette nel sud Sudan. In seguito a tale fase sono iniziati i negoziati per addivenire ad un trattato di pace. Nell’aprile del 2008, dopo quasi due anni di trattative, Joseph Kony ha però rifiutato di firmare l’accordo di pace nel suo testo definitivo.

E’ nel 2006 che le autorità ugandesi scelgono la strada dell’amnistia nei confronti dei membri dell’LRA ad eccezione dei vertici. Il governo sostiene dunque che un provvedimento di clemenza generale che importi una rinuncia alla condanna (amnistia propria nel nostro sistema) sia l’unica soluzione per facilitare una quanto mai difficile reintegrazione. Un atto di clemenza che riguarda le principali vittime del conflitto ugandese: i bambini, rapiti dai villaggi e arruolati tra le fila dell‘armata di Kony. In conclusione la decisione di promulgare una legge di amnistia per i membri dell’LRA è dettata dalla speranza che ciò conduca ad un ritorno alla normalità e che sia funzionale alla conclusione di un accordo che vede ancora distanti Governo e LRA.

Il 18 febbraio del 2011 si sono svolte le elezioni politiche. In base ai risultati, seppur contestati dall’opposizione, Yoweri Museveni è stato riconfermato presidente dell’Uganda per la quarta volta consecutiva.