Saleh Mohammed Jerbo Jamus* – Abdallah Banda Abakaer Nourain

Gli imputati: Saleh Mohammed Jerbo Jamus e Abdallah Banda Abakaer Nourain sono chiamati a rispondere dei fatti verificatisi nel Nord del Darfur il 29 settembre del 2007 assieme ad Abu Garda e Banda, quando le fazioni armate sudanesi “Sudanese Liberation Army” (SLA), separatasi dalla “Sudanese Liberation Movement/Army”, e “JEM Collective-Leadership” (JEM-CL) perpretrarono un attacco nei confronti della missione dell’Unione Africana in Sudan stazionata nel sito militare di Haskanita. Jerbo riveste, difatti, il ruolo di precedente Capo dello Staff dell’unità della SLA responsabile dell’attacco, attualmente integrata nella fazione JEM; mentre Banda è rivestito della qualità di Comandante in Capo della fazione JEM-CL, alla cui formazione aveva proceduto assieme ad Abu Garda.
I fatti contestatigli concernono l’attacco a materiali, personale, installazioni, unità e veicoli della missione dell’Unione Africana, con l’uccisione di dodici soldati dell’UA, il ferimento grave di otto, la distruzione di installazioni, dormitori e materiali e l’appropriazione di beni di proprietà dell’UA.

Gli addebiti: nei loro confronti, il Procuratore muove tre accuse di crimini di guerra, ritenendoli responsabili di: violenza contro la vita, nella forma dell’omicidio, sia tentato che compiuto, ai sensi dell’art. 8(2)(c)(i) dello Statuto;  attacco intenzionalmente diretto contro personale, installazioni, materiale, unità o veicoli coinvolti in una missione di peacekeeping, di cui all’art. 8(2)(c)(iii) dello Statuto; saccheggio, ai sensi dell’art. 8(2)(e)(v) dello Statuto.
Jerbo e Banda sono considerati imputabili dei fatti ai sensi dell’art. 25(3)(a) dello Statuto, come co-autori o co-autori indiretti: secondo il Procuratore, le prove disponibili evidenziano l’esistenza di un comune piano d’attacco tra Jerbo, Banda ed Abu Garda, e che tale piano prevedesse la commissione di tali crimini; inoltre, il contributo di Jerbo e Banda deve ritenersi essenziale, avendo essi partecipato all’elaborazione del piano e comandato le rispettive fazioni durante l’attacco.

Il procedimento: l’ordine di comparizione di Jerbo e Banda viene emesso dalla Corte il 29 agosto del 2009; gli imputati si presentano congiuntamente dinanzi alla Corte il 17 giugno del 2010.
Le loro incriminazioni sono trattate dalla Corte congiuntamente in un unico caso.
L’8 dicembre del 2010 si svolge l’udienza per la conferma delle incriminazioni in assenza degli imputati, che in precedenza avevano rinunciato ai propri diritti alla difesa.
Il 7 marzo del 2011 la Corte emette la decisione, confermando le incriminazioni a carico di Jerbo e Banda, responsabili in qualità di co-autori, e rinviando il caso alla Trial Chamber IV.
La data della prima udienza non è stata ancora fissata.

Il 23 Aprile del 2013, la difesa di Saleh Mohammed Jerbo Jamus, ha informato la Trial Chamber  che il giorno 20 Aprile 2013 ha ricevuto la notizia della morte dell’imputato avvenuta il 19 Aprile 2013 in Nord Darfur.
La sepoltura sarebbe avvenuta a meno di 24 ore dalla sua morte che, in base alle notizie pervenute alla difesa, si sarebbe verificata a seguito di un attacco di una fazione del Justice and Equality Movement (JEM), guidata dal comandante Gibril Ibrahim.
La difesa di Jerbo sottolinea come, fin dalla decisione di presentarsi spontaneamente davanti alla Corte (17 giugno 2010), il proprio assistito si sia sempre mostrato disponibile e collaborativo.
La difesa chiede di accertare la veridicità della morte di Jerbo e successivamente di dichiararlo innocente in forza del principio della presunzione di innocenza stabilito dall’art.66 dello Statuto di Roma.

Il 4 ottobre 2013, la Trial Chamber IV ha ufficialmente chiuso il procedimento contro Saleh Jerbo, affermando che, nonostante la mancanza di un certificato di morte ufficiale, le prove a disposizione sono sufficienti per affermare che il decesso ha avuto luogo il 19 aprile 2013. Tale decisione, tuttavia, non preclude la riapertura del procedimento nel caso emergano prove contrarie.
La TC IV ha, altresì, dichiarato che il procedimento contro il co-imputato Abdallah Banda proseguirà il suo corso e che il processo avrà inizio in data 5 maggio 2014.

Il giorno 11 settembre 2014, la Trial Chamber IV ha emesso un mandato d’arresto contro Abdallah Banda Abaker Nourain, a carico del quale il 7 marzo 2011 erano stati confermati i tre capi di imputazione relativi alla presunta commissione di crimini di guerra nella regione del Darfur.

L’inizio del processo, inizialmente previsto per il giorno 5 maggio  2014, era stato in seguito fissato al 18 novembre 2014, rinvio resosi necessario per l’emersione di concrete circostanze tali da far dubitare della comparizione volontaria dell’imputato davanti alla Corte. La Pre-Trial Chamber, prima della fissazione del calendario del processo, aveva emesso un ordine a comparire nei confronti di Mr. Banda, nella convinzione che fosse sufficiente a garantire la comparizione dell’accusato al procedimento.

In ragione di ciò, la CPI aveva richiesto la cooperazione del governo sudanese (GoS) affinché facilitasse l’effettiva presenza in giudizio dell’accusato. Sulla base delle informazioni successivamente pervenute, tale richiesta è rimasta priva di seguito.

Dovendo quindi escludere che l’imputato fosse oggettivamente nelle condizioni di sottoporsi alla giurisdizione della Corte in forma volontaria, la Trial Chamber ha ritenuto necessaria l’emissione di un mandato d’arresto, in luogo dell’ordine di comparizione del 27 agosto 2009 (summons of appear) .

La Corte si è riservata altresì di indicare agli Stati-parte dello Statuto, nonchè al Sudan, le azioni che risulteranno più appropriate per l’esecuzione del provvedimento restrittivo.

E’ stato precisato che nel caso in cui Mr. Banda compaia volontariamente, tale comparizione sarà valutata per determinare le condizioni della sua custodia nei Paesi Bassi durante lo svolgimento del processo.

Con provvedimento reso in pubblica udienza il 3 marzo 2015 la Appeals Chamber ha rigettato l’appello proposto da Abdallah Banda Abakaer Nourain, nei cui confronti l’11 settembre 2014 la Trial Chamber IV aveva emesso mandato d’arresto.
Per assicurare l’effettiva presenza di Banda al processo che lo vede coinvolto per la commissione di crimini di guerra in Darfur – la cui prima udienza era prevista per il giorno 18 novembre 2014 – la IV Camera aveva ritenuto più idonea l’emissione di un mandato d’arresto, in luogo dell’ordine di comparizione (summons of appear) già emesso nel 2009, in quanto la garanzia della comparizione volontaria dell’imputato – condizione necessaria per l’adozione di quest’ultimo- era stata ritenuta non più sussistente.
Come spiegato dal Presidente Sang Hyun Song, il Sig. Banda, con la proposizione dell’appello, ha lamentato che la Trial Chamber dopo aver considerato che l’imputato non si sarebbe spontaneamente presentato al processo, avrebbe dovuto permettergli di presentare memorie, per argomentare sull’appropriatezza o meno della sostituzione dell’ordine di comparizione con il ben più restrittivo provvedimento del mandato d’arresto.
La Corte d’Appello, a fondamento della propria decisione, ha rilevato che il sig. Banda non ha dimostrato che, in assenza dell’errore allegato con il predetto gravame, la decisione della Trial Chamber IV sarebbe stata diversa da quella effettivamente resa. Del pari – prosegue il giudice dell’appello – non risulta che l’appellante abbia invocato alcuna disposizione di carattere procedurale a sostegno della fondatezza dell’impugnazione. Inoltre, la predetta decisione della Trial Chamber permette eventualmente di “rivisitare” le condizioni del soggiorno in Olanda dell’imputato a seguito della sua presentazione volontaria.
Pertanto, la decisione emessa il giorno 11 settembre 2014 deve essere integralmente confermata.