Repubblica Centrale Africana – Situazione

Le violenze e le condizioni di brutalità costanti nella Repubblica Centrafricana affondano le radici nella lotta per il potere che perdura dall’indipendenza dalla Francia ottenuta nel 1960. L’instabilità e le infiltrazioni violente da parte degli stati confinanti (Ciad, Sudan, Uganda e Congo) e  soprattutto la crescita del numero dei gruppi armati transnazionali che prosperano e transitano liberamente sui loro territori hanno reso la situazione ancora più drammatica. Basti pensare che, nel periodo precedente alle prime elezioni democratiche, si sono succeduti tre leader con altrettanti colpi di stato nel 1966, nel 1979 e nel 1981.

Nel 1993 venne eletto Presidente Ange-Felix Patassè, che dovette fronteggiare nel 1996 e nel 1997 tre diverse rivolte popolari, che portarono alla sottoscrizione degli Accordi di Bangui, nei quali si chiedeva il disarmo dei ribelli, delle milizie e dei gruppi armati.

Nel 1999 Patassè venne nuovamente rieletto Presidente, ma nel maggio 2001 il suo predecessore, Andrè Kolingba, già stato  al potere dal 1981 al 1993, tentò di farlo cadere con un golpe. Per difendersi Patassè richiese l’assistenza della Libia e si rivolse anche al congolese Jean-Pierre Bemba Gombo ed alla sua milizia, riuscendo così a far fuggire Kolingba insieme a centinaia di soldati delle truppe nazionali a lui fedeli.

Nell’ottobre del 2001, Patassè rimosse dall’incarico il generale Francois Bozizè, accusato di complotto con Kolingba. Quando Patassè ordinò l’arresto del generale, la violenza esplose a Bangui, la capitale, e  Bozizè fuggì con alcune centinaia di soldati in Ciad, che rifiutò di estradarlo. Fu così che aumentarono le tensioni tra la CAR e il Ciad, da dove il 25 ottobre 2002 le truppe del generale Bozizè sferrarono un attacco improvviso per prendere il controllo di Bangui. I 6 giorni di combattimenti che ne seguirono furono molto sanguinosi, ma l’arrivo dei mercenari di Bemba Gombo e il fuoco dell’artiglieria libica costrinsero i ribelli a ritirarsi. L’unità di sicurezza del Presidente e le forze congolesi presero il controllo della zona nord di Bangui e i ribelli di Bozizè dovettero ripiegare.

Le forze congolesi rimasero nella CAR per circa 5 mesi; quello che successe in questo periodo rappresenta l’oggetto centrale nel processo contro colui che attualmente risulta essere l’unico indagato, Bemba Gombo, accusato dal  Procuratore per crimini di guerra e contro l’umanità  commessi dai combattenti congolesi sotto il suo comando.

Successivamente, nel marzo 2003, Bozizè prese il controllo di Bangui mentre Patassè era all’estero da dove, non essendo più in grado di tornare, andò in esilio in Togo. Nel dicembre del 2004 fu approvata nella CAR una nuova costituzione e nel maggio 2005 si tennero le elezioni, alle quali Patassè non fu autorizzato a candidarsi, che furono vinte da Bozizè.

La Repubblica Centrafricana (CAR) è stata la terza ad essere oggetto di deferimento su iniziativa di uno Stato Parte, il 22 dicembre 2004, dopo l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo.

L’11 Aprile 2006  la Cour de Cassation della Repubblica Centrafricana, nel pronunciarsi in merito ad un contrasto circa il principio di complementarietà, ha affermato che il sistema di giustizia nazionale non era in grado di affrontare il complesso procedimento necessario per investigare e perseguire i presunti crimini commessi nel contesto del conflitto armato tra governo e forze ribelli tra il 2002 e il 2003.

Il 22 maggio 2007, dopo aver atteso la pronuncia della Cour de Cassation ed a seguito di un’attenta analisi delle informazioni fornite da Governo, da Organizzazioni non governative e da altre fonti ritenute attendibili, il Procuratore della ICC ha annunciato la sua decisione di iniziare le investigazioni sulla base del principio di complementarietà espresso nello Statuto. È il primo caso di cui si occupa la ICC in cui la presunta commissione di crimini sessuali è drammaticamente dettagliata da un numero di stupri e abusi che, secondo il Procuratore, non può essere ignorato dalla comunità internazionale. Durante le investigazioni l’Ufficio del Procuratore (OTP) ha continuato a monitorare la situazione soprattutto nell’area nord del paese confinante con il Ciad e il Sudan, ove continuano ad esserci tensioni tra le diverse fazioni, nonostante un accordo di pace tra il governo e i gruppi di ribelli che si sono incontrati per un dialogo politico.

Il 23 maggio 2008 è stato emesso un mandato di arresto nei confronti di Jean-Pierre Bemba Gombo, per presunti crimini commessi in qualità di Presidente e comandante del Mouvement de Libération du Congo (MLC); mandato che è stato eseguito in Belgio il giorno seguente.

Il 15 giugno 2009 la Pre-trial Chamber II ha emesso una Decisione di conferma delle accuse a carico di Jean-Pierre Bemba Gombo, con due imputazioni per crimini contro l’umanità e tre per crimini di guerra.

Il 22 novembre 2010 si è aperto il processo ed è ancora in corso.

Il 20 novembre 2012, il giudice della Corte Penale Internazionale, Cuno Tarfusser, ha emesso un nuovo mandato d’arresto nei confronti di Jean-Pierre Bemba Gombo, già detenuto presso la Corte Penale Internazionale dal 3 luglio 2008, e nei confronti di altri quattro soggetti: il suo difensore principale Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo (membro del team difensivo di Bemba e case manager), Fidèle Babala Wandu (membro del parlamento della RDC e Deputy Secretary General del Movimento per la Liberazione del Congo) e Narcisse Arido (testimone della difesa).
Il giudice ha ritenuto vi fossero ragionevoli motivi per credere che tali individui fossero penalmente responsabili per aver commesso reati contro l’amministrazione della giustizia (art. 70 StCPI), in particolare il reato di corruzione di testimoni e di presentazione di prove che essi sapevano essere false o contraffatte nel caso contro Bemba. Il giudice ha inoltre richiesto agli Stati di localizzare e congelare i beni di proprietà di tali soggetti.

Il 23 e 24 novembre 2013, le autorità dei Paesi Bassi, Francia, Belgio e Repubblica Democratica del Congo, facendo seguito al mandato d’arresto emesso dal giudice della PTC II, hanno arrestato i quattro individui.
Fidèle Babala Wandu e Aimé Kilolo Musamba sono stati trasferiti al centro di detenzione della CPI il 25 novembre 2013, ed insieme a Jean-Pierre Bemba Gombo sono comparsi dinanzi al giudice Cuno Tarfusser in data 27 novembre.

Il 5 dicembre anche Jean-Jacques Mangenda Kabongo è comparso dinanzi alla Corte, mentre Narcisse Arido verrà consegnato solo una volta ultimati i procedimenti nazionali in Francia.

Data la natura particolare dei reati contestati, la decisione di conferma delle accuse sarà svolta per iscritto, preceduta da una serie di status conference ma senza la fissazione di una vera e propria udienza.