Omar Al Bashir

Al Bashir

Al Bashir

L’imputato: Omar Hasan Ahmad Al Bashir  ricopre la carica di Presidente dello Stato del Sudan dal 1993 e quella di Comandante delle forze armate Sudanesi  dal marzo 2003 a Luglio 2008.

Gli addebiti: A seguito delle indagini svolte sulla possibile commissione di crimini di competenza della Corte, nel 2008 il procuratore Louis Moreno Ocampo procede all’incriminazione di O. Al Bashir contestando i seguenti fatti:
1) Attacchi illegittimi da parte delle forze armate sudanesi (Gos) e dei loro alleati, la milizia Janjaweed, contro la  popolazione del Darfur che non partecipa direttamente alle ostilità, appartenente per lo più alle etnie Fur, Masalit e  Zaghawa ritenute vicine  ai movimenti insurrezionali  SLM/A e JEM, commettendo inoltre  saccheggio dei  villaggi soggetti al loro attacco. Tali fatti costituiscono crimini di guerra (nell’ ambito di un conflitto armato di carattere non internazionale) ai sensi dell art 8(2)(e)(i) e 8 (2)(e)(v) dello Statuto.

2) sistematica ed estesa commissione di atti di omicidio, sterminio, trasferimento forzato, stupro, tortura da parte delle forze Gos nei confronti della popolazione Fur, Mazalit,  Zaghawa; atti integranti crimini contro l’ umanità ai sensi degli artt. 7(1)(a), 7(1)(b), 7(1)(d),7(1)(f), 7 (1)(g) dello Statuto.

3) previa selezione dei villaggi secondo la composizione etnica degli stessi: tortura, stupro,  omicidio, contaminazione falde acquifere, trasferimento forzato per favorire l’insediamento di gruppi vicini alle forze Gos. Genocidio ai sensi dell’art. 6 (a), 6 (b), 6 (c) dello Statuto.

Il procedimento: il procuratore richiede pertanto Mandato di arresto nei confronti di Omar Al Bashir, in  quanto  criminalmente responsabile  ai sensi dell’art. 25 (3) (a) come co-autore indiretto dei fatti contestati, in quanto lo stesso rivestiva la qualità di comandante de iure e de facto delle forze armate sudanesi; ha svolto un ruolo essenziale nella pianificazione e nell’implementazione della campagna anti-insurrezionale; ha agito, per il crimine di cui al paragrafo 3, con lo specifico intento di distruzione del gruppo.
Il 4 marzo 2009  viene emesso dalla Camera Preliminare il Primo mandato d’arresto per l’imputazione di cui ai numeri 1 e 2; il 9 Luglio 2009 il procuratore ricorre in appello per il riconoscimento del crimine di genocidio, allegando nuove documentazioni e testimonianze a dimostrazione dello specifico intento dell’imputato di distruggere, in tutto o in parte, i gruppi etnici sopramenzionati.
Il 12 Luglio 2010 la Camera Preliminare decide di estendere il mandato d’arresto anche  per l’imputazione di cui al numero 3.

Il Presidente della Corte Penale Internazionale, H.E. Mr. Sidiki Kaba, aveva esortato il Sud Africa e gli Stati africani firmatari dello Statuto di Roma ad un maggiore sforzo per garantire l’esecuzione dei provvedimenti della Corte contro Al Bashir, già destinatario di due mandati d’arresto ancora in sospeso. La comunicazione, resasi necessaria a seguito della notizia del viaggio di Al-Bashir a Johannesburg (Sud Africa) per la partecipazione al 25* vertice dell’Unione Africana, ha avuto seguito clamorosamente negativo.
Sulla base di tale invito, l’Alta Corte di Pretoria aveva emesso un’ordinanza che vietava al presidente del Sudan di lasciare il paese, fino a quando non sarebbe stata valutata la richiesta proveniente dalla Corte penale internazionale.
A poche ore di distanza da tale provvedimento, le autorità sudanesi hanno comunicato il rientro in patria del loro leader.
Al Bashir è dunque riuscito a lasciare il Sud Africa e a tornare in Sudan mentre era ancora pendente la decisione della giurisdizione sudafricana relativa al suo arresto.

Lo status: a causa del rifiuto del governo sudanese di cooperare con la Corte, questi provvedimenti non hanno ad oggi avuto esecuzione.