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Arrestato e consegnato alla CPI Patrice-Edouard Ngaïssona

In data 12 dicembre 2018, Patrice-Edouard Ngaïssona è stato arrestato dalle autorità francesi in esecuzione del mandato d’arresto emesso dalla PTC II il 7 dicembre 2018 e della richiesta di cooperazione inoltrata dal Registrar della CPI alla Repubblica Francese.

Il mandato è stato emesso per crimini di guerra e crimini contro l’umanità asseritamente commessi nella parte orientale della Repubblica Centrafricana tra il 5 dicembre 2013 e il dicembre 2014 nel contesto di un conflitto di carattere non internazionale tra la coalizione di gruppi armati “Seleka”, composta prevalentemente da musulmani, e la fazione “Anti-Balaka” prevalentemente cristiana.

La PTC II ha ritenuto sussistenti ragionevoli motivi per credere che, almeno dal settembre 2013 ed almeno fino al dicembre 2014, un attacco esteso e sistematico sia stato condotto dalla fazione “Anti-Balaka” ai danni della popolazione civile musulmana e di chiunque fosse percepito come sostenitore della coalizione Seleka.

In particolare, Ngaïssona – senior leader e coordinatore nazionale generale della fazione  “Anti-Balaka” – è ritenuto responsabile per crimini asseritamente commessi in diverse località della Repubblica Centrafricana (comprese Bangui, Bossangoa, Lobaye Prefecture, Yaloké, Gaga, Bossemptélé, Boda, Carnot e Berberati) in concorso con altri soggetti.

Arrestato e consegnato alla CPI Alfred Yekatom

In data 17 novembre 2018, Alfred Yekatom è stato consegnato alla CPI dalle autorità della Repubblica Centrafricana, in esecuzione del mandato di arresto emesso dalla PTC II in data 11 novembre 2018 in relazione a crimini di guerra e crimini contro l’umanità asseritamente commessi nella parte orientale della Repubblica Centrafricana tra il dicembre 2013 e l’agosto 2014, nel contesto di un conflitto di carattere non internazionale tra la coalizione di gruppi armati “Seleka”, composta prevalentemente da musulmani, e la fazione “Anti-Balaka” prevalentemente cristiana.

La PTC II ha ritenuto sussistenti ragionevoli motivi per credere che, almeno dal settembre 2013 ed almeno fino al dicembre 2014, un attacco esteso e sistematico sia stato condotto dalla fazione “Anti-Balaka” ai danni della popolazione civile musulmana e di chiunque fosse percepito come sostenitore della coalizione Seleka.

In particolare, si ritiene che Yekatom fosse al comando di un gruppo composto da circa 3.000 membri che operava all’interno del movimento “Anti-Balaka” e che si sia reso responsabile di crimini commessi in diverse località della Repubblica Centrafricana (comprese Bangui e Lobaye Prefecture) tra il 5 dicembre 2013 e l’agosto 2014.

La PTC II ha ritenuto sussistenti ragionevoli motivi per credere che egli abbia commesso direttamente o, in altro modo, ordinato, sollecitato, indotto o facilitato la commissione di tali crimini in virtù della sua posizione di comandante militare.

In data 23 novembre 2018, si è tenuta l’udienza di prima comparizione dinanzi alla PTC II mentre l’udienza di conferma delle accuse è stata fissata al 30 aprile 2019.

La Prosecutor apre l’indagine preliminare sui crimini commessi in Venezuela.

In data 27 settembre 2018, l’Ufficio della Prosecutor ha ricevuto un referral da parte di un gruppo di Stati-parte – Argentina, Canada, Colombia, Cile, Paraguay, Perù – in relazione alla situazione in Venezuela a partire dal 12 febbraio 2014. In data 8 febbraio 2018, la Prosecutor ha comunicato la decisione di intraprendere una indagine preliminare al fine di analizzare i crimini asseritamente commessi sul territorio venzuelano a partire dall’aprile 2017, durante le rimostranze e i tumulti elettorali.

La Prosecutor chiude l’indagine preliminare nella situazione del Gabon ritenendo non sussistenti i presupposti per l’apertura formale di una investigazione.

All’esito dell’analisi preliminare (condotta a partire dal settembre 2016), in data 21 settembre 2018, la Prosecutor ha dichiarato di non ritenere soddisfatti i requisiti previsti dall’art. 53(1) StCPI per aprire formalmente una investigazione nella situazione in Gabon, per i crimini asseritamente commessi nel contesto delle elezioni presidenziali del 2016.

In particolare, la Prosecutor ha ritenuto che gli atti commessi nel contesto post-elettorale, sia dai membri dell’opposizione che dalle forze di sicurezza gabonesi, non costituiscano crimini contro l’umanità né, sulla base delle informazioni disponibili, è possibile ritenere sussistenti gli estremi dell’incitamento al genocidio durante la campagna elettorale.

La Prosecutor apre una indagine preliminare sui presunti crimini commessi ai danni della popolazione Rohingya.

In data 18 settembre 2018, la Prosecutor ha dichiarato l’apertura di una indagine preliminare avente ad oggetto la presunta deportazione della popolazione Rohingya dal Myanmar al Bangladesh, in seguito ad diversi report ricevuti sin dal 2017 e alla conferma della PTC I della sussistenza della giurisdizione della Corte. Infatti, nonostante il Myanmar non sia Stato-parte, la Corte potrà esercitare la sua giurisdizione sulla parte di condotta commessa sul territorio del Bangladesh.

In particolare, l’analisi preliminare riguarderà presunti trasferimenti forzati della popolazione Rohingya, privazioni dei diritti fondamentali, omicidi, violenze sessuali, sparizioni forzate, distruzioni e saccheggi, quali crimini contro l’umanità, rispetto ai quali valutare la sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 53(1) StCPI.

Si conclude il giudizio di rinvio per Pierre Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba e Jean-Jacques Mangenda Kabongo

In data 17 settembre 2018, la TC VII ha emesso la sentenza nei confronti di Jean-Pierre Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba e Jean-Jacques Mangenda Kabongo nel giudizio di rinvio in seguito alla sentenza della Appeals Chamber che aveva riformato la sentenza di primo grado e rinviato gli atti alla TC VII per una nuova determinazione.

La sentenza ha condannato Bemba ad un anno di reclusione e 300.000,00 euro di multa, Kilolo e Mangenda ad 11 mesi di reclusione e 30.000,00 euro di multa. I giudici, dedotto il presofferto, hanno considerato la pena detentiva già espiata, mentre le multe dovranno essere pagate entro 3 mesi dalla decisione e devolute al Trust Fund for Victims.

Le assoluzioni e le condanne nei confronti dei 5 imputati sono ora definitive.

La PTC I ha ritenuto sussistente la giurisdizione della Corte rispetto alla deportazione della popolazione Rohingya.

In data 6 settembre 2018, la PTC I, a maggioranza, ha ritenuto sussistente prima facie la giurisdizione della Corte rispetto ai presunti crimini commessi ai danni della popolazione Rohingya ed in particolare la loro deportazione dal Myanmar (non Stato-parte) al Bangladesh (Stato-parte).

La decisione, emessa in seguito ad una richiesta della Prosecutor ai sensi dell’art. 19(3) StCPI, ha statuito che, anche se l’atto coercitivo di deportazione è avvenuto sul territorio del Myanmar, la Corte può esercitare la sua giurisdizione sulla parte di condotta (attraversamento del confine) occorsa sul territorio del Bangladesh.

In particolare, la Corte ha evidenziato che l’art. 7(d) StCPI prevede due crimini distinti, il trasferimento forzato e la deportazione, e che la Corte può esercitare la giurisdizione se uno degli elementi del crimine menzionati all’art. 5 StCPI o parte del crimine sia commesso sul territorio di uno stato-parte allo Statuto (in questo caso l’attraversamento del confine).

Il Giudice Perrin de Brichambaut ha allegato una opinione parzialmente dissenziente avente ad oggetto i fondamenti normativi e processuali, richiamati dalla maggioranza a fondamento della propria decisione, ritenendo che gli artt.  19(3) e 119(1) siano non applicabili al caso di specie così come la teoria della compétence de la compétence non possa fungere da fondamento alternativo di tale decisione che, di fatto, ha assunto i connotati di una advisory opinion (facoltà non prevista dallo Statuto).

 

La PTC I emette un secondo mandato d’arresto nei confronti di Al-Werfalli

In data 4 luglio 2018, la PTC I ha emesso un secondo mandato d’arresto nei confronti di Al-Werfalli in relazione alla presunta responsabilità per omicidio quale crimine di guerra commesso nel contesto del conflitto libico di carattere non internazionale. In particolare, i Giudici hanno concluso circa la sussistenza di ragionevoli motivi per ritenere che egli abbia materialmente ucciso 10 persone, nel corso di diversi episodi, dinanzi alla moschea di Bi’at al-Radwan in Benghazi. Episodi rispetto ai quali non si ravvisano investigazioni da parte delle autorità nazionali libiche.

La Appeal Chamber assolve Bemba Gombo dalle accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità ordinandone la libertà condizionale.

In data 8 giugno 2018, la Appeal Chamber ha assolto Jean-Pierre Bemba Gombo riformando la sentenza di condanna per crimini di guerra e crimini contro l’umanità emessa dalla Trial Chamber III il 26 marzo 2016.

In particolare, i Giudici hanno ritenuto che la TC III abbia erroneamente:

  • condannato Bemba per condotte che esulavano dal capo d’imputazione,
  • ritenuto Bemba nelle condizioni di poter concretamente prevenire, controllare e punire (da remoto) le condotte delle truppe MLC inviate all’estero (nella Repubblica Centrafricana).

In definitiva, la Corte ha ritenuto non potersi individuare una responsabilità di Bemba ai sensi dell’art. 28 StCPI.

In data 12 giugno 2018, la Trial Chamber VII ha disposto la libertà condizionale per Bemba, detenuto per altro titolo esecutivo (relativo alle accuse di intralcio alla giustizia per il quale è stato condannato in via definitiva insieme a Musamba, Kabongo, Wandu e Arido), non ritenendo più sussistenti i requisiti per mantenere lo stato detentivo (Bemba ha infatti scontato più dell’80% della massima pena comminabile).

Prima udienza di comparizione per Al Hassan.

In data 4 aprile 2018, Al Hassan Ag Abdoul Aziz Ag Mohamed Ag Mahmoud (“Al Hassan”) è comparso dinanzi al Giudice Monocratico della PTC I, Marc Perrin de Brichambaut, il quale ha provvisoriamente fissato al 24 settembre 2018 l’udienza dedicata alla conferma delle accuse.

Al Hassan, arrestato in Mali, è stato consegnato alla Corte.

In data 31 marzo 2018, Al Hassan Ag Abdoul Aziz Ag Mohamed Ag Mahmoud (“Al Hassan”) è stato consegnato alla Corte dalle autorità del Mali dopo l’emissione di un mandato di arresto in data 27 marzo 2018 per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, che sarebbero stati commessi nel 2012 e 2013 a Timbuktu.

La PTC ha ritenuto vi siano fondate ragioni per ritenere che un conflitto di carattere non internazionale sia iniziato nel gennaio 2012 e sia perdurato nel Mali anche nel periodo nel quale sarebbero stati commessi tali crimini. Dall’inizio dell’aprile 2012 al 17 gennaio 2013, la città di Timbuktu sarebbe stata sotto il controllo del gruppo armato Al-Qaida del Maghreb Islamico (“AQIM”) e di Ansar Eddine (“Ausiliari della Religione Islamica”), gruppo fondamentalista, principalmente Tuareg, associato al AQIM. In particolare, Al Hassan avrebbe rivestito un ruolo prominente nella commissione di crimini da parte dei suddetti gruppi armati, compresa la persecuzione basata su motivi religiosi e di genere, ai danni della popolazione civile di Timbuktu.

Al Hassan, di origine Malese, nato il 19 settembre 1977 nella comunità di Hangabera, a circa 10 Km a nord di Goundam nel regione di Timbuktu, appartenente alla tribù Tuareg/Tamasheq di Kel Ansar, è membro del gruppo Ansar Eddine e capo de facto della polizia islamica.

Egli sarebbe coinvolto anche nell’esecuzione di alcune sentenze della Corte Islamica di Timbuktu, nella distruzione del Mausoleo “Muslim saints” di Timbuktu tramite le forze di polizia islamica,  nonchè avrebbe partecipato ad una politica di matrimoni forzati, stupri e schiavitù sessuale ai danni delle abitanti donne di Timbuktu.

La PTC ha ritenuto sussistenti fondati motivi per credere che Al Hassan sia penalmente responsabile ai sensi degli artt. 25(3)(a) o 25(3)(b) StCPI per crimini contro l’umanità (tortura, stupor, schiavitù sessuale, persecuzione basata su motive religiosi e di genere) e per crimini di guerra (stupro, schiavitù sessuale, atti di violenza alla persona e alla dignità personale, attacchi intenzionalmente diretti contro edifici dedicati al culto e contro monumenti storici, esecuzione di sentenze senza previo processo pronunciato da una Corte regolarmente costituita, senza le garanzie procedimentali generalmente riconosciute come indispensabili) commessi a Timbuktu, Mali, tra l’aprile 2012 e il gennaio 2013.

Le Filippine hanno dichiarato di voler recedere dallo Statuto di Roma.

In data 19 marzo 2018, la Corte ha ricevuto dalle Nazioni Unite la notifica dell’avvenuto deposito, in data 17 marzo 2018, da parte della Repubblica delle Filippine della revoca dell’adesione allo Statuto ai sensi dell’art. 127 StCPI. La decisione interviene ad un mese dalla dichiarazione della Prosecutor del 8 febbraio di aprire una indagine preliminare nella situazione delle Filippine. La revoca diventerà effettiva dopo un anno dal deposito della notifica ed, in ogni caso, non avrà effetto sui procedimenti pendenti alla data di efficacia della revoca.

Definitiva la sentenza nei confronti di Bemba Gombo, Musamba, Kabongo, Wandu e Arido. 

In data 8 Marzo 2018, la Appeals Chamber si è pronunciata sull’appello presentato avverso la sentenza di condanna emessa nel caso contro Jean-Pierre Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido. 

La Appeals Chamber ha rigettato l’appello e confermato la sentenza di condanna alla reclusione per la maggior parte delle accuse. Ha invece assolto Bemba, Kilolo e Mangenda rispetto all’accusa di presentazione di prove di cui si conosceva la falsità ex art. 70(1)(b) StCPI, ritenendo che la disposizione si applichi solo alla presentazione di prove documentali e non alla mera citazione di testimoni, come è avvenuto nel caso di specie.

La sentenza, parzialmente di condanna e parzialmente assolutoria, è ora definitiva.

Confermati gli ordine di riparazione nei casi Al Mahadi e Katanga

In data 8 marzo 2018, la Appeals Chamber ha confermato, quasi integralmente, l’ordine di riparazione emesso nei casi contro Ahmad Al Faqi Al Mahdi (Mali) e Germain Katanga (Congo). 

La Prosecutor ha dichiarato di aver aperto una indagine preliminare avente ad oggetto la situazione nelle Filippine e nel Venezuela.

In data 8 febbraio 2018, la Prosecutor ha dichiarato l’apertura di una indagine preliminare nella situazione delle Filippine e del Venezuela (entrambi Stati-parte dello Statuto), già oggetto di osservazione sin dal 2016.

L’indagine preliminare nella situazione delle Filippine analizzerà i crimini asseritamente commessi dal 1 luglio 2016 nel contesto della “guerra alle droghe”, una compagna politica lanciata dal Governo, in seguito all’uccisione di migliaia di persone per ragioni collegate al coinvolgimento nell’uso o commercio illecito di droghe. Infatti, mentre una parte di tali uccisioni si sarebbero verificate durante scontri tra gang locali, molti altri casi avrebbero oggetto vere e proprie esecuzioni extra-giudiziarie durante le operazioni anti-droga della polizia.

L’indagine preliminare nella situazione del Venezuela analizzerà i crimini asseritamente commessi dall’aprile 2017 nel contesto di rimostranze e disordini politici. In particolare, è emerso che le forze di sicurezza nazionali avrebbero adoperato un uso eccessivo della forza al fine di disperdere e reprimere le rimostranze e avrebbero arrestato e mantenuto in detenzione migliaia di membri dell’opposizione (effettivi o solo presunti tali), una parte dei quali sarebbe stato sottoposta a gravi abusi e maltrattamenti durante la detenzione. Altre informazioni raccolte riguardano, invece, l’uso della violenza da parte dei rimostranti ai danni delle forze di sicurezza, feriti o uccisi.

La PTC II ha riferito all’ONU la mancata cooperazione della Giordania rispetto al mancato arresto di Al-Bashir.

In data 11 dicembre 2017, la Pre-Trial Chamber II ha rilevato il mancato adempimento da parte della Giordania, Stato-Parte dal 2002, degli obblighi nascenti dallo Statuto, in particolare la mancata esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte nei confronti di Omar Al-Bashir, presente sul territorio nazionale in occasione del Summit della Lega degli Stati Arabi del 29 marzo 2017. La PTC II ha riferito la mancata collaborazione all’Assemblea degli Stati Parte e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Giudice Marc Perrin de Brichambaut ha aggiunto una opinione minoritaria concorrente con le conclusioni della maggioranza, nella quale ha ritenuto che la Convenzione sul Crimine di Genocidio del 1948, cui sono parte sia la Giordania che il Sudan, offre la base per negare qualsiasi tipo di immunità a favore del Capo dello Stato del Sudan.

Gli esiti della 17esima sessione dell’Assemblea degli Stati Parte

L’assemblea degli Stati Parte si è riunita a New York per la 17esima sessione dal 4 al 14 dicembre 2017 adottando per consenso 6 risoluzioni: sull’attivazione della giurisdizione della Corte sul crimine di aggressione, sugli emendamenti all’art. 8 StCPI, sulle consultazioni ai sensi dell’art. 97(c) StCPI; sulla cooperazione; sul budget 2018 della Corte e sulla risoluzione “omnibus”.

In particolare, rispetto al crimine di aggressione, l’assemblea ha messo in evidenza l’importanza storica della decisione presa durante la Conferenza di Kampala ed ha fissato al 17 luglio 2018 la data di attivazione della giurisdizione. Quanto agli emendamenti all’art. 8 StCPI, sono stati aggiunti 3 crimini di guerra: utilizzo di armi microbiche, biologiche o tossiche; utilizzo di armi che feriscano tramite frammenti non identificabili tramite raggi X; utilizzo di armi laser.

La Prosecutor ribadisce la decisione di non intraprendere una indagine rispetto al raid ai danni della Flottiglia Gaza Freedom.

In data 30 novembre 2017, la Prosecutor ha pubblicato una dichiarazione ufficiale, rispetto alla situazione nell’Unione delle Comore, nella quale ha ribadito la sua precedente decisione del novembre 2014 ed ha chiuso le indagini preliminari sul caso dopo aver nuovamente valutato tutte le informazioni rilevanti e valutato ex novo quelle ricevute successivamente tra il 2015 e il 2017 (più di 5.000 pagine di documentazione incluse le testimonianze di più di 300 passeggeri della Mavi Marmara). La decisione, che è stata notificata alla PTC I la quale aveva richiesta una rivalutazione del caso, è ora definitiva e sarà soggetta a mutamento ex art. 53(4) StCPI solo a discrezione del Prosecutor rispetto a fatti nuovi o nel caso in cui pervengano nuove informazioni sui fatti già noti.

In base alla nuova analisi del materiale, la Prosecutor ha ritenuto che vi siano ragionevoli motivi per credere che crimini di guerra siano stati commessi da alcuni membri delle forse Israeliane durante e dopo l’assalto alla Mavi Marmara del 30 maggio 2010 ma che, tuttavia, dalla “situazione” non emerge alcun “caso potenziale” che possa considerarsi, “legalmente parlando”, di “sufficiente gravità” e dunque ammissibile dinanzi alla Corte.

Tale conclusione prescinde dalla consapevolezza, dichiarata dalla Prosecutor, dell’impatto che tale crimini possano aver avuto sulle vittime e sui familiari.

Al via l’indagine preliminare sui crimini commessi in Afganistan.

In data 3 novembre 2017, la situazione della Repubblica Islamica di Afganistan è stata assegnata ad una delle PTC, in seguito alla decisione della Prosecutor di chiedere formalmente l’apertura di una indagine per i crimini asseritamente commessi durante il conflitto armato occorso in tale Stato. La Prosecutor ha dunque ritenuto soddisfatti i criteri legali per l’apertura di una indagine rispetto a crimini contro l’umanità potenzialmente commessi dal 1 maggio 2003 sul territorio Afgano e per i crimini di guerra, strettamente connessi al conflitto afgano, potenzialmente commessi dal 1 luglio 2002 sul territorio di altri Stati parte.

Emesso l’ordine di riparazione nel caso Al Mahdi.

In data 17 agosto 2017, la Trial Chamber VIII ha emesso l’ordine di riparazione nel caso Ahmad Al Faqi Al Mahdi, condannando l’imputato al risarcimento di 2.7 milioni di euro. Considerato lo stato di indigenza dell’imputato, la Corte ha richiesto al Trust Funds for Victims (“TFV”) di provvedere al risarcimento e di sottoporre all’attenzione della Corte un piano di implementazione entro il 16 febbraio 2018.

La TC VIII ha richiamato i principi espressi nella decisione emessa nel caso Lubanga, incluso il principio di non discriminazione, e ribadito che la riparazione è finalizzata ad alleviare le sofferenze causate dai gravi crimini commessi, a permettere alle vittime di recuperare la propria dignità e ad avere un effetto deterrente rispetto a future violazioni, anche tramite l’implementazione di meccanismi conciliativi tra le vittime dei crimini, la comunità ed i responsabili. La Camera ha evidenziato le peculiarità del caso, avente ad oggetto beni culturali, storici e religiosi la cui distruzione porta con sé un messaggio di terrore, vanifica parte della memoria storica e della consapevolezza collettiva dell’umanità ed impedisce di trasmettere i suoi valori alle generazioni future.

La Camera ha imposto la riparazione per tre categorie di danno: quello relativo agli edifici attaccati, quello relativo alla conseguente perdita economica, ed il danno morale. Riparazione che è di natura collettiva per il ripristino dei siti danneggiati e per la comunità di Timbuktu, comprese misure simboliche quali memoriali, cerimonie di perdono e commemorazioni; è di natura individuale per gli abitanti di Timbuktu la cui esistenza dipendeva in via esclusiva dagli edifici attaccati. Le pubbliche scuse di Al Mahdi sono state ritenute genuine e categoriche; dunque come misura simbolica la Camera ha richiesto al Registry di pubblicare sul sito un estratto del video nel quale sono state rese tali scuse.

Un nuovo mandato di arresto nella situazione della Libia.

In data 1 agosto 2017, la Prosecutor ha richiesto l’emissione di un mandato d’arresto (coperto da segreto) nei confronti di Mahmoud Mustafa Busayf al-Werfalli (“al-Werfalli”), un Maggiore delle forze Al-Saiqa per il crimine di omicidio quale crimine di guerra e per la partecipazione in sette esecuzioni sommarie che hanno causato la morte a sangue freddo di 33 persone a Benghazi e nelle aree limitrofe, nel contesto di un conflitto armato non internazionale, tra il 3 giugno 2016 e il 17 luglio 2017 circa. In data 15 agosto 2017, la Pre-Trial Chamber ha emesso tale mandato d’arresto rispetto al quale le autorità libiche hanno un obbligo di cooperazione.

La TC I dovrà nuovamente valutare il mantenimento della detenzione per Laurent Gbagbo.

In data 19 luglio2017, la Appeals Chamber ha riformato la decisione della TC I del 10 marzo 2017 e imposto alla stessa una nuova valutazione circa il mantenimento di Laurent Gbabo in stato di detenzione.

La PTC II ha rilevato la mancata cooperazione del Sud Africa rispetto al mancato arresto di Al-Bashir.

In data 6 luglio 2017, la Pre-Trial Chamber II ha rilevato il mancato adempimento da parte del Sud Africa, degli obblighi nascenti dallo Statuto, in particolare la mancata esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte nei confronti di Omar Al-Bashir mentre era presente sul territorio nazionale tra il 13 e il 15 giugno 2015 in occasione del Summit dell’Unione Africana. La Camera ha ritenuto che in capo al Sud Africa incombano obblighi analoghi a quelli degli Stati-parte in ragione della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza, ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. La PTC II non ha, tuttavia, ritenuto di riferire la mancata collaborazione all’assemblea degli Stati Parte o al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Confermata la giurisdizione della Corte su alcuni crimini di guerra contestati a Ntaganda.

In data 15 giugno 2017, la Appeals Chamber ha rigettato l’appello presentato da Ntaganda avverso la decisione della TC VI che aveva confermato la giurisdizione della Corte sui capi d’imputazione 6 e 9 (crimini di guerra di stupro e schiavitù sessuale di bambini soldato).

Tale decisione, del 3 gennaio 2017, riguardava esclusivamente la facoltà della Camera di decidere in merito alle suddette condotte contestate e dunque è resa senza pregiudizio alcuno rispetto alla presunzione di non colpevolezza. La difesa aveva impugnato la decisione sostenendo che tali crimini non possono essere integrati da condotte commesse dai membri di una forza armata ai danni di soggetti appartenenti allo stesso gruppo; comportando tale estensione una sostanziale e ingiustificata violazione del principio di legalità. I giudici dell’appello incidentale hanno invece affermato che il diritto internazionale umanitario non governa solo le azioni commesse da una parte delle forze in conflitto ai danni dell’altra, ma anche la protezione in sé delle persone vulnerabili che non prendano parte  attivamente alle ostilità durante il conflitto armato. Non c’è nessuna regola che espressamente escluda le condotte di membri di un gruppo armato ai danni di soggetti dello stesso gruppo, in questo caso ai danni di bambini arruolati come soldati nello stesso gruppo armato.

La PTC I ha reso pubblico il mandato d’arresto emesso nel 2013 nei confronti di Al-Tuhamy

In data 24 aprile 2017, la PTC I ha reso pubblico il mandato d’arresto emesso in data 18 aprile 2013 nei confronti di Al-Tuhamy Mohamed Khaled (“Al-Tuhamy”) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi in Libia rispettivamente dal 15 febbraio 2011 al 24 agosto 2011 e almeno da inizio marzo 2011 al 24 agosto 2011.

La decisione è stata determinata dalla richiesta del Prosecutor di riclassificare il mandato nella convinzione che ciò avrebbe facilitato l’arresto e la resa dell’indagato e garantito maggiore supporto e cooperazione da parte della comunità internazionale.

La TC VII si è pronunciata sulla quantificazione della pena nei confronti di Bemba, Musamba, Kabongo, Wandu e Arido.                

In data 22 marzo 2017, la TC VII si è pronunciata sulla quantificazione della pena in relazione ai reati di ostacolo all’amministrazione della giustizia per i quali vi era stata condanna in data 19 ottobre 2016.

Bemba Gombo è stato condannato ad un anno di reclusione, aggiuntivo a quelli per i quali era già detenuto, senza possibilità di dedurre il presofferto, nonchè al pagamento di una multa pari ad euro 300.000,00.

Aimé Kilolo Musamba è stato condannato alla pena della reclusione pari ad anni 2 mesi 6. Tenuto conto del presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 22 ottobre 2014),  la Camera ha disposto la sospensione della pena rimanente per un periodo di tre anni, subordinandola al pagamento della multa pari a euro 30.000,00 e alla mancata commissione di ulteriori reati durante tale periodo.

Jean-Jacques Mangenda Kabongo è stato condannato alla pena della reclusione pari ad anni 2. Tenuto conto del presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 31 ottobre 2014),  la Camera ha disposto la sospensione della pena rimanente per un periodo di 3 anni, subordinandola alla mancata commissione di ulteriori reati durante tale periodo.

Narcisse Arido è stato condannato alla pena della reclusione pari a mesi 11. Tenuto conto che il presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 22 ottobre 2014) è equivalente alla pena imposta, la stessa può considerarsi espiata.

Fidèle Babala Wandu è stato condannato alla pena della reclusione pari a mesi 6.Tenuto conto che il presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 23 ottobre 2014) è superiore alla pena imposta, la stessa può considerarsi espiata.

Il Giudice Pangalangan ha pronunciato una opinione separata laddove, pur concordando sulla quantificazione della pena comminata a Bemba, ha diversamente ritenuto che dovesse essergli garantita la deducibilità del presofferto.

Anche il Sud-Africa notifica alle Nazioni Unite la decisione di voler uscire dalla CPI.

In data 21 ottobre 2016, il Governo della Repubblica Sudafricana, facendo da eco a quanto dichiarato dal Burundi, ha comunciato alle Nazioni Unite la decisione di voler recedere dallo Statuto di Roma. Sia per il Sudafrica che per il Burundi l’uscita dalla CPI potrà avvenire solo a un anno di distanza da quando la notifica è stata ufficialmente ricevuta dal segretario delle Nazioni Unite.

La Trial Chamber VII pronuncia sentenza di condanna nel processo Bemba e altri.

In data 19 ottobre 2016, la Trial Chamber VII ha pronunciato la sentenza nei confronti di Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido ritenendoli colpevoli delle accuse loro contestate in relazione alle false testimonianze rese nel procedimento principale nei confronti di Bemba Gombo (Main Case).

In pari data, la Camera, pronunciandosi in seguito a diverse istanze di parte, ha deciso che Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido rimarranno in libertà condizionata in attesa della decisione sulla pena da applicare loro in concreto.

La Repubblica del Burundi mette in discussione l’adesione allo Statuto di Roma.

In data 12 ottobre 2016, il Parlamento della Repubblica del Burundi, rispetto alla quale il Prosecutor aveva aperto un’indagine preliminare nell’aprile 2016, ha votato a favore della scelta di ridiscutere la legge del 2003 di adesione allo Statuto di Roma.

Nuovo referral alla CPI da parte della Repubblica del Gabon.

In data 21 settembre 2016, l’ufficio del Procuratore ha ricevuto un referral da parte del Governo della Repubblica del Gabon, in merito alla situazione nel paese a partire dal maggio 2016 in poi, chiedendo di aprire un’indagine ai sensi dell’art. 14 StCPI, della regola 45 delle regole di procedura e prova e della regola 25(1)(b) del regolamento dell’ufficio del Procuratore.

La prosecutor ha, dunque, annunciato che l’ufficio intraprenderà un esame preliminare della situazione al fine di stabilire se i requisiti previsti per l’apertura di una formale investigazione siano soddisfatti.

Al Mahadi condannato alla pena di anni 9 di reclusione.

Il 27 settembre 2016 la Trial Chamber VIII ha emesso sentenza di condanna nei confronti di Al Mahdi responsabile, nella forma concorsuale, dei crimini di guerra contestatigli, concernenti l’attacco contro edifici storici e religiosi a Timbuktu (Mali) nel giugno e luglio 2012. Al Mahdi è stato condannato alla pena di anni 9 di reclusione, dai quali scomputare il periodo trascorso in custodia cautelare (dal 18 settembre 2015 al 27 settembre 2016).

Al Mahdi ammette la propria responsabilità per il crimine di distruzione di monumenti.

In data 22 agosto 2016, si è aperto il caso contro Ahmad Al Faqi Al Mahdi dinanzi alla Trial Chamber VIII. L’imputato ha ammesso la propria responsabilità rispetto al crimine di guerra di distruzione di monumenti storici e religiosi commesso a Timbuktu (Mali), tra il 30 giugno 2012 e 11 luglio 2012. Si tratta del primo processo avente ad oggetto tale crimine nonché il primo nel quale avviene un’ammissione di responsabilità.

Il verdetto e, ove possibile, la sentenza verranno rese dalla Trial Chamber VIII in data 27 settembre 2016.

La PTC II biasima ufficialmente Uganda e Djibouti per il mancato arresto di Al-Bashir.

In data 11 luglio 2016, la Pre-Trial Chamber II ha ritenuto che la Repubblica Ugandese e Djibouti non abbiano rispettato la richiesta di arresto e consegna di Omar Al-Bashir, obbligazione imposta dalla Corte a tutti gli Stati-parte, il quale si trovava sul territorio in occasione di un evento pubblico nel maggio 2016.

La questione è stata riferita all’Assemblea degli Stati-parte e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Jean-Pierre Bemba Gombo condannato alla pena di anni 18 di reclusione.

In data 21 giugno 2016 la Trial Chamber III ha condannato Jean-Pierre Bemba Gombo alla pena di anni 18 di reclusione determinata in base alla particolare gravità dei crimini per i quali è stato ritenuto responsabile.

La Camera ha ritenuto sussistenti due aggravanti rispetto al crimine di stupro i.e. la commissione ai danni di soggetti vulnerabili e la particolare crudeltà. quest’ultima è stata applicata anche al crimine di saccheggio. Non è stata riconosciuta alcuna attenuante.

Il presofferto (a partire dal 24 maggio 2008) verrà detratto dalla pena finale.

Rimane ferma la possibilità per accusa e difesa di impugnare la sentenza per sproporzione tra reato e pena concretamente applicata.

Il Prosecutor apre una indagine preliminare in Burundi.

In data 25 aprile 2016, il Prosecutor ha annunciato l’apertura di una indagine preliminare in Burundi (per condotte commesse a partire dall’aprile 2015).

Sulla base delle comunicazioni ricevute, risultano esser state uccise più di 430 persone, 3.400 sono state arrestate e più di 230.000 sono state costrette a cercare rifugio nei stati limitrofi. Sono stati, inoltre, riportati episodi di tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale, nonché casi di sparizioni forzate. Tutte condotte che prima facie rientrano nella giurisdizione della Corte.

Inaugurata la nuova sede permanente della Corte Penale Internazionale.

In data 19 aprile 2016 il Re Willem-Alexander ha ufficialmente inaugrata la nuova sede permanente della CPI durante la cerimonia organizzata dal presidente della CPI Silvia Fernández e dal presidente dell’Assemblea degli Stati-parte Sidiki Kaba cui ha partecipato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

ICC President Judge Silvia Fernández – Remarks at the Official Opening of the ICC Permanent Premises, 19 April 2016

Allocution du Président de l’Assemblée des États Parties, S.E. M. Sidiki Kaba, pour l’inauguration des locaux de la Cour pénale internationale, 19 avril 2016

La CPI autorizza le autorità nazionali della Repubblica Democratica del Congo a perseguire Katanga a livello nazionale.

In data 7 aprile 2016, la Presidenza della CPI ha autorizzato la richiesta della Repubblica Democratica del Congo di poter perseguire penalmente Germain Katanga data la diversità delle accuse per cui si intende procedere rispetto a quelle per le quali è stato giudicato dalla CPI.

La TC V(A) termina il caso contro Ruto e Sang

In data 5 aprile 2016, la TC V(A), pronunciandosi sulla richiesta dei difensori degli imputati ed analizzate le osservazioni del Prosecutor e dei rappresentanti delle vittime, ha deciso a maggioranza di terminare il caso contro William Samoei Ruto e Joshua Arap Sang per insufficienza di prove idonee a sostenere l’accusa.

In particolare, il giudice Fremr analizzando le prove fornite dal Prosecutor ed i principi fissati dalla decisione della TC del 3 giugno 2014, ha ritenuto che non vi fossero ragioni per chiamare la difesa a presentare il proprio caso.

Il giudice Eboe-Osuji si è detto concorde con il giudice Fremr ma ha altresì evidenziato che la debolezza del caso del Procuratore potrebbe esser stata causata dai tentativi di interferenze ed ingerenza politica tesi ad intimidire i testimoni.

Il giudice Olga Herrera Carbuccia ha allegato una opinione dissenziente.

La decisione  della TC è impugnabile e non pregiudica la possibilità di aprire un nuovo procedimento in futuro, sia da parte della CPI sia da parte delle autorità nazionali.

La PTC II rinvia a giudizio Ongwen per le imputazioni contestate.

In data 26 marzo 2016, all’esito delle udienze tenutesi dal 21 al 27 gennaio 2016, la PTC II, composta dai giudici Cuno Tarfusser (Italia), Chang-ho Chung (Repubblica di Corea) and Marc Perrin de Brichambaut (Francia), ha confermato 70 capi d’imputazione ed ha rinviato a giudizio Ongwen dinnanzi alla Trial Chamber.

La Camera ha ritenuto vi siano sostanziali motivi per credere che Ongwen sia responsabile ai sensi dell’art. 25(3)(a) (autoria diretta, autoria indiretta and coautoria indiretta), 25(3) (b) (per aver ordinato), 25(3) (d) (i) e (ii) e 28(a) (responsabilità da comando), per i seguenti crimini di guerra e contro l’umanità

  • Crimini di guerra:attacchi alla popolazione civile, omicidio, tentato omicidio, stupro, schiavitù sessuale, tortura, trattamenti crudely, oltraggio alla diginità personale, distruzione di proprietà, saccheggio, arruolamento, coscrizione e utilizzo di bambini soldato infraquindicenni,
  •  Crimini contro l’umanità: omicidio, tentato omicidio; tortura; stupro, schiavitù sessuale, riduzione di schiavitù, matrimonio forzato quale atto inumano, persecuzione e altri atti inumani.

Le accuse confermate riguardano crimini presumibilmente commessi durante gli attacchi contro i campi di Pajule IDP di ottobre 2003, di Odek IDP dell’aprile 2004, di Lukodi IDP del maggio 2004 e di Abok IDP del giugno 2004, come anche crimini sessuali e di genere commessi direttamente e indirettamente da Ongwen e crimini di coscrizione e uso di bambini soldato commessi nel nord dell’Uganda tra il 1 luglio 2002 e il 31 dicembre 2005.

Tale decisione potrà essere appellata solo con l’autorizzazione della PTC II.

La PTC I conferma le accuse a carico di Ahmad Al Faqi Al Mahdi.

In data 24 marzo 2016, la PTC I, composta dai giudici Joyce Aluoch, Cuno Tarfusser e Peter Kovacs, ha confermato le accuse nei confronti di Al Mahadi per il crimine di guerra di distruzione di monumenti storici e religiosi di Timbuktu (Mali) e lo ha rinviato a giudizio dinnanzi alla Trial Chamber.

La PTC ha ritenuto vi siano sostanziali motivi per credere che egli sia responsabile ai sensi dell’art. 25(3)(a); 25(3)(b); 25(3) (c) o 25(3) (d) della commissione di crimini di guerra consistiti nell’aver intenzionalmente diretto attacchi ad una serie di monumenti, patrimonio culturale e religioso del Mali e non costituenti obiettivi militari, tra il 30 giugno 2012 e l’11 luglio 2012 circa, distruggendoli complementamente o comunque danneggiandoli gravemente.

Tale decisione potrà essere appellata solo con l’autorizzazione della PTC II.

La TC III dichiara Bemba colpevole di crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

In data 21 marzo 2016, la TC III, composta dai giudici Sylvia Steiner (Brasile), Joyce Aluoch (Kenya) e Kuniko Ozaki (Giappone), ha dichiarato all’unanimità Bemba Gombo colpevole oltre ogni ragionevole dubbio di due imputazioni relative a crimini contro l’umanità (omicidio e stupro) e tre imputazione relative a crimini di guerra (omicidio, stupro e saccheggio).

Crimini commessi nella Repubblica Centrafricana dal 26 ottobre 2002 circa al 15 marzo 2003 da parte delle truppe del Movimento per la Liberazione del Congo (MLC). Il ruolo di Bemba rileva in quanto persona effettivamente svolgente funzioni di comandante militare ed avente autorità e controllo effettivo sulle truppe che hanno commesso tali crimini.

Tale decisione potrà essere appellata entro 30 giorni.

La PTC I autorizza il Prosecutor ad indagare sui crimini presumibilmente commessi in Georgia e in Ossetia del Sud.

Il 27 gennaio 2016, la Pre-Trial Chamber I ha autorizzato il Prosecutor a procedere con un’indagine per i reati presumibilmente commessi in Ossezia del Sud ed in Georgia, tra il 1° luglio e il 10 ottobre 2008 che rientrino nella giurisdizione della CPI. La Pre-Trial Chamber I è composta dal giudice Joyce Aluoch, quale Presidente, dal giudice Cuno Tarfusser e dal giudice Péter Kovàcs. La Camera ha osservato che, ai sensi dell’articolo 15 StCPI, essa deve garantire il controllo giudiziario sull’esercizio sul potere del Prosecutor di avviare un’indagine motu proprio e, dopo aver esaminato la richiesta e il materiale di supporto, ha ritenuto sussistente una ragionevole base per ritenere che crimini di competenza della CPI siano stati commessi nella situazione in Georgia. Tali crimini comprendono crimini contro l’umanità, quali ad esempio omicidio, trasferimento forzato della popolazione, persecuzione, e crimini di guerra, quali ad esempio attacchi contro la popolazione civile, omicidio volontario, distruzione di proprietà e saccheggio, presumibilmente commessi nel contesto di un conflitto armato internazionale tra il 1 ° luglio e il 10 ottobre 2008. La Camera ha, inoltre, rilevato come non vi siano ragioni sostanziali per ritenere che un’indagine sia nell’interesse della giustizia, prendendo in considerazione la gravità dei reati e gli interessi delle vittime. Il giudice Péter Kovàcs, pur condividendo l’opinione della maggioranza, ha espresso un suo parere separato discostandosi da essa su tre aspetti: la portata e l’estensione del controllo giudiziario della richiesta del Prosecutor; la facoltà della Camera di esaminare ed eventualmente rettificare la valutazione del Prosecutor in merito ai presunti crimini di competenza della Corte; lo scopo ed il livello di dettaglio richiesti per la valutazione di ammissibilità.

Rinviata al 1 marzo 2016 l’udienza di conferma delle accuse nel caso Al Mahdi.

In data 13 gennaio 2016, il giudice della PTC in composizione monocratica, Cuno Tarfusser, ha accordato alla difesa la richiesta di rinvio dell’udienza di conferma delle accuse nel caso Ahmad Al Faqi Al Mahdi. L’udienza, inizialmente fissata al 18 gennaio 2016, è stata rinviata al 1-2 marzo 2016.

Lubanga e Katanga trasferiti in un carcere della RDC.

In data 19 dicembre 2015, Thomas Lubanga Dyilo e Germain Katanga sono stati trasferiti in un carcere della Repubblica Democratica del Congo – con la cooperazione delle autorità nazionali e con il supporto delle autorità Olandesi e Francesi – per scontare le rispettive condanne. Si tratta del primo caso di designazione di uno Stato, ai sensi dell’art. 103 StCPI per l’esecuzione di una sentenza, sulla quale comunque permane la vigilanza della Corte affinché vengano rispettati gli standard internazionali relativi al trattamento del detenuti.

Inaugurata la nuova sede della Corte Penale Internazionale.

In data 14 dicembre 2015, la Corte Penale Internazionale si è finalmente trasferita nella nuova sede permanente dell’Aia sita in Oude Waalsdorperweg 10, 2597 AK, i cui lavori di costruzione, finanziati dagli Stati-Parte, erano iniziati nell’aprile 2013.

Ridotta la pena residua per Katanga.

In data 13 novembre 2015, un collegio composto da tre giudici della Appeal Chamber ha revisionato la sentenza di Katanga emessa in data 23 maggio 2014.

In data 18 settembre, infatti, Katanga  – detenuto dal 16 marzo 2006 – aveva già scontato due terzi della pena. Tuttavia, in data 22 settembre 2015, la richiesta di riduzione della pena era stata rigettata.

I giudici del nuovo collegio – tenuto conto della collaborazione prestata, della genuina dissociazione rispetto ai crimini commessi, delle prospettiva di risocializzazione e della pubblica e ripetuta assunzione di responsabilità rispetto ai danni causati – hanno deciso di ridurre di 3 anni e 8 mesi la pena inizialmente comminata. Di conseguenza, il fine-pena è previsto per il 18 gennaio 2016.

L’Appeal Chamber rigetta l’appello del Prosecutor relativo al incidente Gaza Freedom.

In data 6 novembre 2015, la Appeal Chamber ha deciso di rigettare de plano, senza entrare nel merito, l’appello presentato dal Prosecutor avverso la decisione della PTC I con la quale gli era stato richiesto di riconsiderare la scelta di non intraprendere una indagine nella situazione relativa al raid israeliano sulla flotta umanitaria Gaza Freedom del 31 maggio 2010, oggetto di referral da parte dell’Unione delle Comore.

Le ragioni del rigetto risiedono nel fatto che la decisione della PTC I non era stata emessa ai sensi dell’art. 82(1)(a) StCPI dunque l’appello basato su tale disposizione deve ritenersi inammissibile poiché privo di fondamento statutario, nonché incompatibile con lo schema previsto dall’art. 53 StCPI per la revisione delle decisioni del Prosecutor.

In data 6 novembre 2014, l’ufficio del Prosecutor aveva annunciato di aver concluso le indagini preliminari e di aver deciso di non intraprendere una formale investigazione poiché i requisiti legali non erano soddisfatti, in particolare i casi potenziali all’interno della situazione non si presentavano sufficientemente gravi da giustificare l’intervento della Corte. In data 29 gennaio 2015 i rappresentanti del governo dell’Unione delle Comore avevano depositato una richiesta di revisione della decisione del Prosecutor di non intraprendere una indagine sulla situazione riferita. In data 16 luglio 2015, la PTC I aveva ritenuto, a maggioranza, che il Prosecutor avesse commesso errori materiali nella determinazione della gravità dei potenziali casi emergenti dalla situazione. Dunque, aveva richiesto la revisione di tale decisione.

Rinviato l’inizio del processo nei confronti di Gbagbo e Blè Goudè.

In data 28 ottobre 2015, la Trial Chamber I ha rinviato al 28 gennaio 2016 l’inizio del processo nei confronti di Laurent Gbagbo e Charles Blé Goudé, inizialmente fissato al 10 novembre 2015.

L’udienza di conferma delle accuse nei confronti di Ongwen non si terrà in Uganda.

In data 28 ottobre 2015, la Presidenza della CPI ha deciso che l’udienza di conferma delle accuse nel procedimento contro Dominic Ongwen, fissata per il 21 gennaio 2016, dovrà tenersi presso la sede della CPI e non in Uganda, come invece auspicato dalla PTC II. Nonostante la cooperazione prestata dall’Uganda, nonché l’opportunità di garantire una migliore percezione della comunità locale rispetto all’operato della Corte, la Presidenza ha ritenuto maggiori i rischi, dato il  possibile verificarsi di tensioni politiche a causa delle elezioni, specialmente nel gennaio 2016.

Il Prosecutor richiede l’autorizzazione ad iniziare una investigazione in Georgia.

In data 13 ottobre 2015, il Prosecutor ha richiesto l’autorizzazione ad iniziare una investigazione nella situazione in Georgia – già oggetto di indagine preliminare – per il periodo tra il 1 luglio e il 10 ottobre 2008 per crimini di guerra e crimini contro l’umanità presumibilmente commessi quando gli scontri tra la regione dell’Ossetia del Sud e la Georgia sono degenerati in conflitto armato nell’agosto 2008. In particolare, il Prosecutor ha ritenuto che i presunti crimini siano stati commessi durante la compagna di esplusione dell’etnia Georgiana dall’Ossetia del Sud, nonché durante diversi attacchi commessi da entrambe la parti nei confronti di forze peacekeeper. Le informazioni a disposizione dell’ufficio del Procsecutor indicano tra i 51 e i 113 civili Georgiani uccisi durante la campagna di espulsione condotta da autorità de facto dell’Ossetia del Sud, con la presunta collaborazione delle forze Russe; tra le 13.400 e le 18.500 persone sfollate e più di 5.000 beni appartenenti all’etnia Georgiana distrutti. Per quanto riguarda gli attacchi alle forze di pace Georgiane, risultano due peacekeepers Georgiani uccisi e 5 feriti a causa di bombardamenti lanciati da postazioni nell’Ossetia del Sud. In un diverso episodio, risultano 10 peacekeepers Russi uccisi e 30 feriti come risultato di un attacco da parte delle forze Georgiane.

Prima comparizione di Ahmad Al Faqi Al Mahdi dinnanzi alla Corte.

In data 30 settembre 2015, Ahmad Al Faqi Al Mahdi – consegnato alla Corte dalle autorità del Niger in data 26 settembre – è comparso per la prima volta dinnanzi al giudice monocratico della PTC I, Cuno Tarfusser il quale ha verificato l’identità dell’indagato e lo ho informato delle accuse a suo carico e dei diritti lui spettanti in base allo Statuto. L’udienza di conferma delle accuse è stata fissata al 18 gennaio 2016.

Il Prosecutor estende l’ambito temporale delle indagini in Ukraina.

In data 29 settembre 2015, il Prosecutor ha deciso di estendere l’ambito temporale dell’investigazione in Ukraina,  inizialmente focalizzata sui cd. episodi “Maidan”, includendo altri possibili crimini.

In data 8 settembre 2015, infatti, il Governo Ukraino ha effettuato la seconda dichiarazione ai sensi dell’art. 12 (3) StCPI accettando la giurisdizione della Corte rispetto ai crimini presumibilmente commessi nel territorio Ukraino a partire dal 20 febbraio 2014 in poi.

La prima dichiarazione era stata effettuata in data 17 aprile 2014 in relazione ai crimini commessi nel periodo tra il 21 novembre 2013 ed il 22 febbraio 2014. In data 25 aprile 2014, il Prosecutor aveva aperto le indagini preliminari.

Inizia il processo nel caso Bemba e al.

In data 29 settembre 2015, è iniziato dinnanzi alla TC VII il processo nei confronti di Jean-Pierre Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido relativo alle accuse di presunti crimini contro l’amministrazione della giustizia commessi nell’ambito del parallelo processo nei confronti di Bemba Gombo.

Emesso un mandato d’arresto nei confronti di Ahmad Al Mahdi Al Faqi nella situazione in Mali.

In data 18 settembre 2015, la PTC I ha emesso un mandato d’arresto nei confronti di Ahmad Al Mahdi Al Faqi (Abu Tourab), per crimini di guerra presumibilmente commessi a Timbuktu, Mali, tra il 30 giugno 2012 e il 10 luglio 2012 mediante attacchi intenzionalmente diretti contro luoghi di culto e monumenti storici.

Reso pubblico il mandato d’arresto nei confronti di Paul Gicheru e Philip Kipkoech Bett nella situazione in Kenya.

Il 10 settembre 2015 la PTC II ha reso pubblico il mandato di arresto nei confronti di Paul Gicheru e Philip Kipkoech Bett, inizialmente emesso in data 10 Marzo 2015, ritenuti responsabili del reato di intralcio all’amministrazione della giustizia, con l’accusa di aver influenzato mediante corruzione testimoni dell’accusa.

La PTC II ha richiesto che l’udienza di conferma delle accuse nei confronti di Ongwen si tenga in Uganda.

In data 10 settembre 2015, la PTC II ha suggerito alla Presidenza di tenere l’udienza di conferma delle accuse nei confronti di Ongwen nella Repubblica dell’Uganda, preferibilmente a Gulu, località più vicina ai luoghi ove sono stati commessi i presunti crimini, o in alternativa a Kampala.

Chiuso il procedimento nei confronti di Odhiambo dopo l’accertamento dell’avvenuto decesso.

In data 10 settembre 2015, la PTC II ha definitivamente chiuso il procedimento nei confronti di Okot Odhiambo, in seguito alla conferma del decesso da parte dei consulenti forensi i quali hanno stabilito, tramite analisi del DNA, che il corpo riesumato nel marzo 2015 dalle autorità Ugandesi era effettivamente dell’indagato, deceduto il 27 ottobre 2013 nella zona a nord di Djemah.

Inizia il processo nei confronti di Ntaganda.

In data 2 settembre 2015, è iniziato il processo nei confronti di Bosco Ntaganda con le dichiarazioni iniziali del Prosecutor, seguite in data 3 settembre 2015 dalle dichiarazioni iniziali dei rappresentanti delle 2149 vittime ammesse a partecipare,  Sarah Pellet e Dmytro Suprun e del team difensivo di Ntaganda, guidato dall’avvocato Stèphane Bourgon. L’inizio della presentazione delle prove a carico da parte del Prosecutor è stato fissato al 15 settembre 2015.

Si prevede che il processo richiederà diversi mesi. Durante la prima parte del processo, l’ufficio del Prosecutor presenterà tutte le prove disponibili, sottoponendo all’esame dei giudici un gran numero di documenti e riprese video. Il Prosecutor chiamerà, inoltre, i testimoni a rendere testimonianza. Terminato l’esame dei testimoni, l’avvocato della difesa avrà la possibilità di contresaminarli. Successivamente, la difesa potrà chiamare a deporre i testimoni a supporto del caso, i quali saranno esaminati dalla difesa e controesaminati dal Prosecutor. La Trial Chamber VI è composta dal Giudice Robert Fremr, Presidente del tribunale, dal Giudice Kuniko Ozaki e dal Giudice Chang-ho Chung, i quali assicureranno che il processo sia equo e rapido e si svolga nel pieno rispetto dei diritti della difesa, della parità delle armi e del principio del contraddittorio, tenendo in debito conto la protezione delle vittime e dei testimoni.

Nuova composizione per la TC VII nei procedimento contro Bemba e al.

In data 24 agosto 2015, la Presidenza ha ricomposto il collegio della TC VII – così formato dai giudici Marc Perrin de Brichambaut, Bertram Schmitt e Raul Pangalangan – nel procedimento contro Bemba e al. sostituendo i giudici Olga Herrera Carbuccia e Chile Eboe Osuji che avevano presentato richiesta di giustificazione essendo già assegnati al caso contro Ruto e Sang.

Riassegnata la situazione della RDC alla PTC I.

In data 21 agosto 2015, la Presidenza ha riassegnato la situazione nella Repubblica Democratica del Congo alla PTC I alla luce del carico di lavoro delle due camere preliminari e della necessità di assicurare una efficiente amministrazione delle giustizia.

La Appeal Chamber riforma la decisione della TC V(B) riguardante la cooperazione del governo Kenyota.

In data 19 agosto 2015, la Appeal Chamber ha riformato la decisione della TC V(B) riguardante la presunta mancata cooperazione del governo Kenyota rispetto agli obblighi derivanti dallo Statuto nel caso contro Uhuru Kenyatta. La decisione è stata, dunque, rinviata alla TC V(B) affinchè determini, alla luce dei fattori rilevanti, se il Kenya sia effettivamente venuto meno all’obbligo di cooperazione impedendo alla Corte di esercitare le sue funzioni, e, nel caso, se sia appropriato riferire la questione all’Assemblea degli Stati-parte.

Il 29 novembre 2013, il Prosecutor aveva richiesto ex art. 87(7) STCPI di verificare la mancata cooperazione del Governo, con particolare riferimento alla mancata produzione di alcune prove a carico di Kenyatta. In data 3 dicembre 2014, la TC V(B) aveva rigettato tale richiesta, poi impugnata dal Prosecutor in data 20 marzo 2015.

Riferita al UNSC la mancata cooperazione del Sudan.

In data 26 giugno 2015, la PTC II ha deciso di riferire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la mancata cooperazione da parte del Sudan rispetto all’arresto di Abdel Raheem Muhammad Hussein, il quale – nonostante il mandato emesso dalla Corte il 1° marzo 2012 e l’obbligo di cooperazione stabilito dalla risoluzione ONU 1593 – ha continuato a mantenere pubblici incarichi in Sudan.

L’Appeal Chamber riforma la decisione della PTC relativa al rilascio condizionato di Musamba, Kabongo, Wandu e Arido.

In data 29 maggio 2015, l’Appeal Chamber ha riformato la decisione resa dalla Pre-Trial Chamber il 21 ottobre 2014, con la quale era stata concessa la libertà provvisoria ad Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido, indagati nel caso contro Bemba e al. L’Appeal Chamber ha, infatti, ritenuto che nella decisione riformata vi fosse stata una incorretta interpretazione dell’art 60 (4) StCPI, il quale stabilisce che un imputato non può essere detenuto per un irragionevole periodo di tempo “a causa di un inescusabile ritardo causato dal Prosecutor”. La Camera ha inoltre precisato che, anche in assenza del ritardo di cui sopra, la Trial Chamber potrebbe ordinare la scarcerazione degli imputati nell’attuazione del normale procedimento di revisione previsto dall’art. 60 (3) StCPI; ciò è possible attuando un bilanciamento tra la durata della detenzione ed i rischi di cui all’art. 58 (1) (b) StCPI, così da evitare un’eventuale irragionevolezza nel proseguimento della detenzione. Tuttavia, nella decisione di primo grado questo bilanciamento non è stato correttamente attuato. Per tale motivo la decisione è stata riformata. Ciononostante, considerando il tempo trascorso dal momento del rilascio, la Appeal Chamber ha ritenuto che non fosse nell’interesse della giustizia procedere ad un nuovo arresto degli indagati, i quali dunque rimarranno in libertà finché la Trial Chamber non deciderà nel merito.

Con decisione separata presa il medesimo giorno l’Appeal Chamber, seguendo il medesimo ragionamento, ha altresì riformato e rinviato alla Trial Chamber VII la decisione del 23 gennaio 2015 relativa al rilascio di Bemba. L’imputato rimane comunque in stato di custodia in relazione agli altri casi in cui lo stesso è parte dinnanzi alla Corte.

L’Appeal Chamber conferma l’ammissibilità del caso contro Simone Gbagbo.

In data 27 maggio 2015, la Appeal Chamber ha confermato l’ammissibilità del caso nei confronti di Simone Gbagbo rigettando l’appello presentato dalla Repubblica della Costa d’Avorio in data 17 dicembre 2014 e confermando così la decisione della PTC I resa in data 11 dicembre 2014, con la quale era stata rigettata la questione di inammissibilità del caso sollevata dalla Costa d’Avorio in data 30 settembre 2013.

La Camera d’Appello ha ritenuto che la PTC non abbia commesso alcun errore nella valutazione delle condotte relative ai crimini oggetto di indagine da parte delle autorità nazionali. Si tratterebbe, infatti, di reati economici e reati contro lo Stato, ben diversi da quelli oggetto di indagine da parte della CPI.

Fissata la data d’inizio del processo nei confronti di Gbagbo e Blè Goudè.

In data 7 maggio 2015, la TC I ha fissato l’inizio del processo nei confronti di Gbagbo e Blé Goudé per il 10 Novembre 2015.

Rinviato l’inizio del processo nei confronti di Ntaganda.

In data 2 aprile 2015, la TC VI ha rinviato alla seconda o terza settimana di luglio 2015 l’inizio del processo nei confronti di Ntaganda, inizialmente fissato al 2 giugno 2015, alla luce delle richieste di rinvio formulate dalla difesa e dal Registry della Corte.

Archiviato il procedimento nei confronti di Kenyatta.

In data 13 marzo 2015, la TC V(B) ha deciso di archiviare il procedimento nei  confronti di Kenyatta alla luce della decisione del Prosecutor di ritirare le accuse. Tale decisione non incide sul principio del ne bis in idem, dunque – nel caso di nuove prove basate sulle stesse, o simili, circostanze – non è preclusa l’apertura di un nuovo caso.

Riuniti i procedimenti nei confronti di  Laurent Gbagbo e Charles Blè Goudè.

In data 11 marzo 2015, la TC I ha accolto la richiesta del Prosecutor di riunire i casi contro Laurent Gbagbo e Charles Blè Goudè al fine di garantire la speditezza e l’efficacia dei procedimenti.