Indagini Preliminari – Situazioni

Al fine di determinare quali situazioni necessitino l’intervento della CPI, l’Ufficio del Prosecutor opera la selezione delle informazioni riecevute o raccolte mediante un procedimento distinto in quattro fasi-filtro:

– nella fase 1, conduce una valutazione iniziale di tutte le informazioni ricevute concernenti la commissione di presunti crimini, escludendo quelle riguardanti crimini non compresi nella giurisdizione della Corte;

– nella fase 2, analizza le informazione ricevute o raccolte al fine di determinare se i prerequisiti stabiliti per l’esercizio della giurisdizione ai sensi dell’art. 12 StCPI siano soddisfatti e si vi sia una ragionevole base per ritenere che i presunti crimini rientrino nella giurisdizione ratione materiae della Corte;

– nella fase 3, analizza l’ammissibilità della situazione mediante il test di complementarietà e gravità;

– nella fase 4, verifica se l’investigazione sia nell’interesse della giustizia.

L’ufficio sta attualmente conducendo indagini preliminari (“preliminary examination”) nella seguenti Situazioni:

  • Filippine
  • Venezuela

che si trovano nella fase n. 1

  • Palestina
  • Ukraina
  • Gabon

che si trovano alla fase n. 2

  • Iraq/UK
  • Colombia
  • Guinea
  • Nigeria

che si trovano alla fase 3.

Secondo quanto riportato nel report 2017, tra il 1° ottobre 2016 e il 31 ottobre 2017, l’Ufficio del Prosecutor ha ricevuto 568 comunicazioni ai sensi dell’art. 15 StCPI, di cui 347 erano manifestamente estranei alla competenza della Corte; 62 hanno richiesto ulteriori approfondimenti, 80 concernenti casi connessi a situazioni già oggetto di esame preliminare e 79 connessi ad una investigazione pendente. Dal 2002 le comunicazioni pervenute ai sensi dell’art. 15 StCPI ammontano a 12.590.

Durante il periodo 2016/2017 l’ufficio ha completato 3 indagini preliminari, di cui 2 hanno superato il vaglio di ammissibilità preliminare con formale richiesta di apertura di una indagine (Burundi e Afganistan).

In data 3 novembre 2017, la situazione della Repubblica Islamica di Afganistan è stata assegnata ad una delle PTC, in seguito alla decisione della Prosecutor di chiedere formalmente l’apertura di una indagine per i crimini asseritamente commessi durante il conflitto armato occorso in tale Stato. La Prosecutor ha dunque ritenuto soddisfatti i criteri legali per l’apertura di una indagine rispetto a crimini contro l’umanità potenzialmente commessi dal 1 maggio 2003 sul territorio Afgano e per i crimini di guerra, strettamente connessi al conflitto afgano, potenzialmente commessi dal 1 luglio 2002 sul territorio di altri Stati parte.

In data 25 aprile 2016, la Prosecutor ha annunciato l’apertura di una indagine preliminare in Burundi (per condotte commesse a partire dall’aprile 2015). Sulla base delle comunicazioni ricevute, risultano esser state uccise più di 430 persone, 3.400 sono state arrestate e più di 230.000 sono state costrette a cercare rifugio nei stati limitrofi. Sono stati, inoltre, riportati episodi di tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale, nonché casi di sparizioni forzate. Tutte condotte che prima facie rientrano nella giurisdizione della Corte.

L’ufficio si è inoltre definitivamente pronunciato sulla opportunità di non intervenire nella situazione dell’Unione delle Comore.

Sul punto, meritano di esser segnalate le decisioni emesse nella situazione relativa al raid israeliano sulla flotta umanitaria Gaza Freedom del 31 maggio 2010 oggetto di referral da parte dell’Unione delle Comore.

In data 6 novembre 2014, l’ufficio del Prosecutor aveva annunciato di aver concluso le indagini preliminari e di aver deciso di non intraprendere una formale investigazione poiché i requisiti legali non erano soddisfatti. In particolare i casi potenziali all’interno della situazione non si presentavano sufficientemente gravi da giustificare l’intervento della Corte. In data 29 gennaio i rappresentanti del governo dell’Unione delle Comore hanno  depositato una richiesta di revisione della decisione. In data 16 luglio 2015, la PTC I ha ritenuto, a maggioranza, che il Prosecutor avesse commesso errori materiali nella determinazione della gravità dei potenziali casi emergenti dalla situazione. Dunque, ha richiesto una revisione di tale decisione. La Appeal Chamber il 6 novembre 2015 si è pronunciata sull’appello proposto dal Prosecutor avverso la decisione della PTC I, con la quale gli era stato richiesto di riconsiderare la scelta di non intraprendere una indagine. L’Appeal Chamber ha deciso di rigettare de plano e senza entrare nel merito l’appello proposto poiché la decisione della PTC I non era stata emessa ai sensi dell’art. 82(1)(a) StCPI, dunque l’appello basato su tale disposizione deve ritenersi inammissibile poiché privo di fondamento statuario nonché incompatibile con lo schema di revisione giudiziaria delle decisioni del Prosecutor previsto dall’art. 53 StCPI.

In data 30 novembre 2017, la Prosecutor ha pubblicato una dichiarazione ufficiale nella quale ha ribadito la sua precedente decisione del novembre 2014 ed ha chiuso le indagini preliminari sul caso dopo aver nuovamente valutato tutte le informazioni rilevanti e valutato ex novo quelle ricevute successivamente tra il 2015 e il 2017 (più di 5.000 pagine di documentazione incluse le testimonianze di più di 300 passeggeri della Mavi Marmara). La decisione, che è stata notificata alla PTC I la quale aveva richiesta una rivalutazione del caso, è ora definitiva e sarà soggetta a mutamento ex art. 53(4) StCPI solo a discrezione del Prosecutor rispetto a fatti nuovi o nel caso in cui pervengano nuove informazioni sui fatti già noti.

In base alla nuova valutazione del materiale, la Prosecutor ha ritenuto che vi siano ragionevoli motivi per credere che crimini di guerra siano stati commessi da alcuni membri delle forse Israeliane durante e dopo l’assalto alla Mavi Marmara del 30 maggio 2010 ma che, tuttavia, dalla “situazione” non emerge alcun “caso potenziale” che possa considerarsi, “legalmente parlando”, di “sufficiente gravità” e dunque ammissibile dinanzi alla Corte. Tale conclusione prescinde dalla consapevolezza, dichiarata dalla Prosecutor, dell’impatto che tale crimini possano aver avuto sulle vittime e sui familiari.

Si segnala inoltre la decisione della Prosecutor comunicata in data 8 febbraio 2018, di aprire una indagine preliminare nella situazione delle Filippine e del Venezuela (entrambi Stati-parte dello Statuto), già oggetto di osservazione sin dal 2016.

L’indagine preliminare nella situazione delle Filippine analizzerà i crimini asseritamente commessi dal 1 luglio 2016 nel contesto della “guerra alle droghe”, una compagna politica lanciata dal Governo, in seguito all’uccisione di migliaia di persone per ragioni collegate al coinvolgimento nell’uso o commercio illecito di droghe. Infatti, mentre una parte di tali uccisioni si sarebbero verificate durante scontri tra gang locali, molti altri casi avrebbero oggetto vere e proprie esecuzioni extra-giudiziarie durante le operazioni anti-droga della polizia.

L’indagine preliminare nella situazione del Venezuela analizzerà i crimini asseritamente commessi dall’aprile 2017 nel contesto di rimostranze e disordini politici. In particolare, è emerso che le forze di sicurezza nazionali avrebbero adoperato un uso eccessivo della forza al fine di disperdere e reprimere le rimostranze e avrebbero arrestato e mantenuto in detenzione migliaia di membri dell’opposizione (effettivi o solo presunti tali), una parte dei quali sarebbe stato sottoposta a gravi abusi e maltrattamenti durante la detenzione. Altre informazioni raccolte riguardano, invece, l’uso della violenza da parte dei rimostranti ai danni delle forze di sicurezza, feriti o uccisi.