I crimini contro l’amministrazione della giustizia dinanzi alla Corte penale internazionale

della Dott.ssa Eleonora Pividori

1.Nel corso del 2013 il giudice della Pre-Trial Chamber II, Cuno Tarfusser, ha emesso due mandati di arresto per crimini contro l’amministrazione della giustizia, previsti dall’art. 70 dello Statuto della Corte penale internazionale[1].

Si tratta di una contestazione priva precedenti nell’attività della Corte, per di più riferita a fattispecie munite di indubbie peculiarità: immediatamente segnalate sia dall’autonoma collocazione di tali figure in posizione ben distante dai “core crimes”, sia dall’enucleazione, in seno allo Statuto, di un regime giuridico ad hoc.

Invero, la stessa previsione dei crimini in esame potrebbe apparire parzialmente estranea alla logica del sistema penale internazionale, potendo in effetti dubitarsi che essi rientrino fra i “crimini più gravi, motivo di allarme per l’intera comunità internazionale”[2]: e in effetti, anche secondo i provvedimenti coercitivi che qui si commentano, alle fattispecie contro la giustizia competerebbe semmai, più che la tutela di interessi universali, “preservare l’integrità del procedimento giudiziario di fronte alla Corte”, inibendo comportamenti che la minaccino[3].

Proprio da tale constatazione discende, ai fini del riparto di giurisdizione fra CPI e Stati membri, che non operi l’ordinario principio di “complementarità”[4]. Secondo l’art. 70, con riguardo alle fattispecie contro l’amministrazione della giustizia l’esercizio della giurisdizione spetta in prima battuta alla Corte penale internazionale[5]: scelta, questa, dettata dall’identificazione del principale interesse sostanziale sottinteso alle incriminazioni in esame, ossia – appunto – l’efficiente esercizio della funzione giurisdizionale demandata ai giudici dell’Aja[6].

D’altro canto, nel riparto gli Stati membri non vengono spogliati di ogni ruolo: ad essi la CPI potrà devolvere la potestas iudicandi, qualora ne ravveda l’opportunità[7].

In entrambi i casi attualmente sottoposti all’attenzione della Corte, il giudice Tarfusser, aderendo alla posizione assunta dal Prosecutor, ha comunque ritenuto necessario conservare la giurisdizione in capo alla Corte penale internazionale, evitando financo il coinvolgimento in via consultiva dei Paesi coinvolti[8].

La decisione è stata motivata dalla volontà di scongiurare una dispersione di notizie che avrebbe potuto ostacolare l’arresto, nonché, per altro verso, dall’esigenza di assicurare una tempestiva ed efficace reazione contro condotte giudicate di particolare gravità, per la minaccia da esse recata al buon esito dei giudizi nei quali sono avvenute. Da questa angolazione, un’adeguata risposta processuale è stata considerata di forte urgenza, vista l’ormai imminente conclusione di uno dei due processi principali (quello contro Bemba Gombo).

2.Focalizzando l’attenzione sui provvedimenti restrittivi emanati, il primo di essi[9], risalente al 2 agosto 2013, è indirizzato a Walter Osapiri Barasa, indagato, ai sensi degli artt. 25(3)(a) ovvero (f) e 70(1)(c) Statuto, per subornazione o tentativo di subornazione di testimoni nel processo che vede William Samoei Ruto imputato di crimini contro l’umanità[10].

Secondo l’accusa, esisterebbe una “ragionevole base” per ritenere che, nel periodo compreso fra il 20 maggio ed il 25 luglio 2013, a Kampala (Uganda) e nelle zone ad essa adiacenti, Barasa abbia offerto somme di denaro a testi introdotti dal prosecutor, al fine di indurli a non deporre o a ritrattare le deposizioni già rese[11].

Il 20 novembre 2013 un secondo mandato di cattura[12] ha raggiunto Jean-Pierre Bemba Gombo (già imputato di fronte alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra), il suo difensore principale Aimé Kilolo Musamba, il difensore e case manager Jean-Jacques Mangenda Kabongo, il membro del Parlamento della Repubblica democratica congolese e vice Segretario Generale del Movimento per la Liberazione del Congo, Fidèle Babala Wandu, nonché, infine, Narcisse Arido, consulente della difesa.

Nei confronti dei predetti soggetti è mossa l’accusa, fra l’altro, di aver commesso, ideato e/o agevolato la commissione – ai sensi, rispettivamente, dell’art. 25(3)(a), (b) e (c) Statuto – dei crimini di presentazione di prove conosciute come false o contraffatte, nonché di subornazione di testimoni, di cui all’art. 70(1)(b) e (c) Statuto, nel processo pendente innanzi alla Trial Chamber III nel caso The Prosecutor v. Jean-Pierre Bemba Gombo[13].

In particolare, da quanto emerge dal provvedimento coercitivo de quo, sussisterebbero numerosi e specifici elementi a carico degli indagati (tracce di trasferimenti finanziari, registrazioni telefoniche, sms, e-mail e dichiarazioni testimoniali), alla luce dei quali può ritenersi che questi ultimi, dall’inizio del 2012, abbiano realizzato un piano criminoso finalizzato all’inquinamento dei mezzi probatori nel giudizio celebrato contro Jean- Pierre Bemba Gombo.

Più specificamente, secondo le motivazioni del mandato di arresto, Bemba Gombo, quale ideatore del piano, eludendo la sorveglianza dell’istituto di reclusione ove è detenuto, avrebbe impartito specifiche direttive sulle modalità di esecuzione e sui beneficiari dei trasferimenti di fondi da lui messi a disposizione per scopi corruttivi. Ancora, il medesimo Bemba Gombo avrebbe individuato le persone da presentare come testimoni della difesa e disposto la loro preparazione, in vista delle audizioni di fronte ai giudici della CPI.

Babala, il più stretto collaboratore di Bemba, e Kilolo avrebbero, con l’aiuto di Magenda, attuato il piano procedendo ai pagamenti in favore dei testimoni, prendendo contatti con l’imputato per poi trasmettere a terzi le istruzioni ricevute, nonché tentando di presentare una serie di documenti che sapevano essere falsi o contraffatti. Peraltro, i predetti Babala e Kilolo avrebbero illustrato ai testimoni della difesa quali domande sarebbero state poste loro, con le correlative risposte da rendere. Infine, il consulente Arido, oltre ad aver partecipato attivamente alla dazione delle tangenti, avrebbe procurato alla difesa elementi di prova falsi o contraffatti, che poi si è tentato di depositare[14].

L’arresto dei sospettati è stato realizzato grazie alla cooperazione delle autorità belga, francese, olandese e congolese, le quali hanno offerto la propria collaborazione anche per il trasferimento all’Aja degli indagati, per la ricerca di possibili concorrenti e per localizzare i proventi dell’attività criminosa.

Fidèle Babala Wandu e Aimé Kilolo Musamba sono stati trasferiti presso il centro di detenzione della Corte il 25 novembre 2013 e sono comparsi due giorni dopo, insieme a Jean-Pierre Bemba Gombo, di fronte al giudice Cuno Tarfusser per la celebrazione dell’udienza di convalida. Lo stesso è accaduto a Jean-Jacques Mangenda Kabongo, condotto innanzi al giudice della Pre-Trial Chamber II il successivo 5 dicembre. Il 20 marzo 2014, infine, è comparso Narcisse Arido, al termine del procedimento svoltosi a suo carico in Francia[15].

Il giudice Tarfusser ha poi disposto la liberazione provvisoria[16] di Kilolo, Magenda, Babala e Arido, nonché successivamente di Bemba[17], al fine di evitare che la misura cautelare potesse protrarsi eccessivamente rispetto alla pena detentiva comminata per il crimine[18]. Tali decisioni sono state riformate con distinti provvedimenti [19] dall’Appeal Chamber, la quale, tuttavia, ha al contempo confermato l’ordine di rilascio, osservando al proposito come, in considerazione del tempo trascorso dalla scarcerazione degli imputati, sottoporli a un nuovo arresto non fosse nell’interesse della giustizia.

L’11 novembre 2014 si è tenuta l’udienza di conferma delle accuse[20] formulate dal Prosecutor nel “Document Containing the Charges”, depositato il precedente 30 giugno 2014 insieme alla lista delle prove. All’esito dell’udienza la Pre-Trail Chamber II, nelle persone dei giudici Ekaterina Trendafilova, in qualità di presidente, Cuno Tarfusser e Christine Van de Wyngaert, ha parzialmente confermato i capi di imputazione[21].

Più nel dettaglio: i giudici, nell’accertare preliminarmente la sussistenza della giurisdizione in favore della Corte Penale Internazionale, hanno constatato elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti degli imputati limitatamente ai fatti concernenti le prove testimoniali. La conferma è stata invece negata con riguardo all’accusa avente ad oggetto la presentazione di documenti falsi: il collegio, infatti, pur riscontrando dubbi sull’autenticità della documentazione presentata, ha escluso che gli imputati fossero consapevoli della falsità o della contraffazione della medesima.

Conseguentemente, gli imputati dovranno rispondere di crimini contro l’amministrazione della giustizia, asseritamente commessi fra il 2011 ed il 14 novembre 2013 presso svariate località, quali, fra le altre, l’Olanda, il Belgio, la Svezia, il Portogallo, la Repubblica Congolese, la Repubblica democratica del Congo ed il Cameroon, come di seguito specificato.

3. Considerando analiticamente i capi di imputazione, va precisato quanto segue. A) Bemba Gombo è chiamato rispondere, ai sensi dell’art. 25(3)(a) ovvero (b) e dell’art. 70(1)(b) e (c), in veste di “coautore” insieme a Kilolo e Magenda o, in alternativa, quale partecipe, per aver incoraggiato la presentazione di prove testimoniali false e per la subornazione di testimoni, nonché per aver indotto taluni testimoni a rendere testimonianze false.Secondo gli elementi presentati dall’accusa all’esito delle indagini[22], Bemba, pianificatore, coordinatore e beneficiario ultimo del disegno criminoso, avrebbe altresì rivestito un ruolo primario nella sua attuazione. In particolare questi, sebbene recluso nel centro di detenzione dell’Aja, sarebbe stato all’origine di una pluralità di condotte degli altri imputati, per aver impartito specifiche direttive a Kilolo in ordine al contenuto delle deposizioni testimoniali, a Babala relativamente ai trasferimenti di denaro e per aver parlato con Magenda riguardo al mandato di arresto contro Walter Barasa. Risulterebbe inoltre che Bemba fosse costantemente informato della realizzazione del piano. B) A Kilolo è contestato di aver commesso, quale coautore, ai sensi degli art. 70(1)(b)(c) e 25(3)(a), il crimine di presentazione di prove false e di subornazione di testimoni, nonché, ai sensi dell’art.70(1)(a) e 25(3)(b), di aver indotto la commissione, da parte di taluni testimoni, del crimine di falsa testimonianza. Alla luce del materiale probatorio a suo carico[23], egli avrebbe costantemente mantenuto contatti, per telefono e di persona, con una serie di testimoni della difesa nel procedimento principale, istruendoli sul contenuto della deposizione da rendere alla Trial Chamber II nel processo incardinato contro Bemba Gombo. Nello stesso periodo, l’imputato avrebbe altresì effettuato o promesso di effettuare svariati trasferimenti finanziari in favore dei soggetti contattati.  C) Ai sensi dell’art. 70(1)(b)(c) e 25(3)(a)o(c), a carico di Mangenda è contestata la commissione, con Bemba e Kilolo o, in alternativa, l’agevolazione di questi ultimi nella commissione dell’offesa di subornazione di testimoni e di presentazione di prove testimoniali conosciute come false, nonché, ai sensi dell’art. 70(1)(a) e 25(3)(c), l’agevolazione di taluni testimoni nella commissione del crimine di falsa testimonianza. Sulla base degli elementi raccolti dal Prosecutor[24] l’imputato, consapevole della condotta posta in essere da Bemba Gombo e Kilolo, avrebbe reso possibili i contatti fra i due, consentendogli così di accordarsi per realizzare i crimini contestati. Mangenda, inoltre, avrebbe individuato, con l’aiuto di Kilolo, il contenuto delle deposizioni da far rendere ai testi della difesa, per poi gestire i trasferimenti di denaro in loro favore, con le risorse stanziate da Bemba. Al proposito, i giudici evidenziano la consapevolezza, da parte dell’imputato, della portata criminosa e della strumentalità delle condotte realizzate alla strategia difensiva in favore di Bemba. D) Babala è imputato, ai sensi dell’art. 70(1)(a)(b)(c) e 25(3)(c), per aver agevolato, incoraggiato o altrimenti assistito la commissione da parte di Bemba, Kilolo, Mangenda del crimine di presentazione di elementi di prova falsi e subornazione di testimoni, nonché di falsa testimonianza.Più nel dettaglio, l’imputato avrebbe gestito e distribuito le risorse necessarie a perpetrare i crimini, secondo le disposizioni di Bemba[25].  E) Infine, ad Arido è contestata, ai sensi dell’art. 70 (1)(a)(b)(c) e 25 (3)(a) o (c), la commissione o, in alternativa, l’agevolazione del crimine di subornazione di testimoni, nonché l’agevolazione dei crimini di presentazione di prove false e falsa testimonianza. Dalle risultanze probatorie[26] emergerebbe infatti che nel 2012 Arido fosse in contatto con Kilolo, al fine di cooperare con la difesa di Bemba nel procedimento principale in qualità di consulente tecnico. L’imputato, inoltre, nello stesso anno, avrebbe ingaggiato taluni individui, subornato e dato loro istruzioni perché testimoniassero in favore di Bemba, ed avrebbe altresì ricevuto egli stesso somme di denaro da parte di Kilolo e Babala.

Il processo sarà celebrato innanzi alla Trial Chamber VII, composta dai giudici Chile Eboe-Osuji, in qualità di presidente, Judge Olga Herrera Carbuccia and Judge Bertram Schmitt, a partire dal prossimo 29 settembre.

4.La pronuncia di conferma delle accuse e i mandati di arresto per crimini contro la giustizia, dei quali si è dato conto, sollecitano talune generali osservazioni sulle figure criminose ascritte: non trascurando l’incertezza derivante sia dalla mancanza di riferimenti integrativi negli “Elements of Crimes”, sia dall’assenza di un solido ancoraggio interpretativo, per il difetto di un’elaborazione consuetudinaria, pattizia e giurisprudenziale equiparabile a quella formatasi sui crimini internazionali stricto sensu[27].

Una prima riflessione è suggerita dalla formulazione delle accuse: le condotte integranti i crimini di presentazione di prove false, subornazione di testimoni e falsa testimonianza sarebbero state realizzate in una fase precedente l’emissione di una sentenza, perché intervenute nello svolgimento dell’iter processuale.

Sorge dunque il problema di stabilire se i fatti ipotizzati abbiano compromesso o altrimenti condizionato il contenuto della pronuncia conclusiva o di altro provvedimento reso in uno specifico procedimento celebrato dinanzi alla Corte; come pure va accertato, in caso di risposta negativa, se, pur mancando un nocumento effettivo alla attendibilità dell’esito giudiziario, i crimini contestati possano nondimeno ritenersi integrati, per il pericolo da essi derivante di una sentenza non corretta (correttamente formata e in-formata) o addirittura ingiusta.

In tale prospettiva, sembra potersi concludere nel senso che, ai fini dell’integrazione delle offese in parola, sia stata considerato rilevante anche un nocumento solo “potenziale” al buon esito dell’attività giudiziaria[28].

Simile interpretazione, in effetti, non risulta sconosciuta agli ordinamenti interni e, per quanto a noi più interessa, a quello italiano, ove le figure criminose preordinate alla salvaguardia della funzione giurisdizionale[29] sono state spesso interpretate dalla giurisprudenza nel senso di ammettere un arretramento della soglia di punibilità ad uno stadio antecedente l’effettiva lesione del bene protetto[30], almeno se quest’ultimo viene identificato, più che con il regolare svolgimento dell’attività giudiziaria, certamente impedito dai crimini contro l’amministrazione della giustizia, con l’interesse “finale”, al quale il regolare svolgimento dell’attività giudiziaria fa da strumento: cioè, appunto, con la formazione di una decisione “giusta”.

Vi è poi da sottolineare che nel “Document of Confirmation of Charges” i giudici della Pre-Trial Chamber II, prima di esprimersi sulla conferma delle accuse mosse agli imputati, si sono preoccupati di delineare le condotte criminose sottoposte alla loro attenzione[31]. In particolare, quanto alla fattispecie prevista nell’art. 70(1)(a) dello Statuto, che punisce la “falsa testimonianza resa malgrado l’obbligo di dire il vero, ai sensi dell’art. 69, par. 1”, secondo la Pre-Trial Chamber II essa risulterebbe integrata sia nell’ipotesi in cui il testimone dia false informazioni, sia quando neghi informazioni veritiere; potendo comunque realizzarsi uno sviamento dell’iter giudiziario.

5.Quanto al crimine consistente nella “presentazione di prove che le parti sanno essere false o falsificate”, punito dall’art. 70(1)(b), la Camera sottolinea che la nozione di “prova” ai sensi di tale norma incriminatrice debba essere interpretata estensivamente, nel senso di includere ogni fonte probatoria, documentale e/o tangibile ovvero meramente orale.

Per la consumazione del crimine, inoltre, sarebbe sufficiente la semplice introduzione dell’elemento probatorio nel procedimento, a disposizione delle altre parti e dei giudicanti.

Per quel che concerne il soggetto attivo del crimine, è specificato che il concetto di “parte” corrisponda a qualunque soggetto, della difesa o dell’accusa, titolare del diritto di presentare prove nel procedimento; il che non esclude, d’altronde, una responsabilità a titolo di concorso morale o materiale in capo ad eventuali compartecipi che non possiedano tale qualifica.

Un principio di rilevante portata è stato poi espresso con riguardo alla fattispecie di cui all’art. 70(1)(c), ove è punito il fatto di “subornare testi, ostacolare o intralciare la libera presenza o testimonianza di un teste, attuare misure di ritorsione nei confronti di un teste per la sua testimonianza, distruggere o falsificare elementi di prova o intralciare la raccolta di tali elementi”. I giudici hanno espressamente rilevato che si tratti di un crimine di “mera condotta”: la subornazione – consistente in qualsiasi comportamento che possa incidere sulla deposizione testimoniale, contaminandola – risulterebbe integrata a prescindere dalla circostanza che l’influenza sia realmente conseguita.

Tale posizione – di indubbio significato, perché traghetta nel diritto penale internazionale una distinzione elaborata in molti ordinamenti interni, come quella tra illeciti di pura condotta ed illeciti di evento – risulta anzi essere stata seguìta anche nella definizione del titolo di responsabilità ascritto a Walter Osapiri Barasa. Ed infatti, nello spiccare il mandato di arresto a carico di quest’ultimo, ci si è chiesti se la condotta attribuita all’indagato – consistita nell’offerta di denaro, non seguita dalla sua accettazione – fosse sufficiente ad integrare il crimine consumato o se fosse invece esclusivamente idonea a configurarne il tentativo. Ebbene, secondo la prospettazione dell’organo requirente[32], il perfezionarsi della figura dipenderebbe dalla sola promessa di somme di denaro, sorretta dal fine corruttivo, risultando ininfluente che il testimone abbia accettato l’offerta o abbia effettivamente subito un condizionamento, ovvero che il trasferimento finanziario sia avvenuto.

Tale interpretazione, del resto, è accreditata da precedenti pronunce dei tribunali ad hoc[33], ancorché resti da chiarire quali criteri consentano di stabilire con certezza che una particolare fattispecie prescinda dal verificarsi di un evento, che pure lo Statuto, nel suo art. 30, mostra di considerare requisito fondamentale della fattispecie criminosa internazionale: non dimenticando che dalla ricostruzione di un crimine come fatto privo di evento e perciò destinato a perfezionarsi con il solo compimento della condotta discendono conseguenze pratiche di grande importanza, in quanto la responsabilità per il crimine consumato dipenderà dall’accertamento di un minor numero di elementi e di corrispondenti dati fattuali, con conseguente semplificazione della prova incombente sull’accusa.

In ogni caso, essendo stato contestato a Barasa anche il tentativo di subornazione, occorre domandarsi se, con l’arretrare della soglia della consumazione ad una fase precedente la vera e propria lesione del bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice – conseguente, come illustrato, alla qualificazione come fattispecie di pericolo –, sia nondimeno ammessa quella specifica ed ulteriore anticipazione della tutela che discenderebbe dalla configurabilità del tentativo.

In effetti, almeno nell’attuale fase del procedimento, la Corte sembra propendere per una soluzione favorevole. In tal senso militano due dati riscontrabili nel mandato di arresto contro Walter Osapiri Barasa: anzitutto la circostanza che la pubblica accusa abbia contestato, come detto, anche il tentativo di subornazione; inoltre, la constatazione che l’organo giudicante, pur avendo espresso un’esplicita posizione sul problema, reputato non dirimente ai fini della misura coercitiva, non abbia escluso l’ammissibilità del tentativo per tale figura criminosa.

[1]Il quadro normativo di riferimento è completato dagli artt. da 162 a 169 del Regolamento di procedura e prova.

[2]Così, il preambolo dello Statuto della Corte, nonché l’art. 5, nel definire i crimini di competenza della Corte.

[3]Come si legge a pag. 14 del mandato di arresto emesso nei confronti di Walter Osapiri Barasa. In tal senso, anche R. Bellelli, I crimini contro l’amministrazione della giustizia internazionale, in G. Lattanzi – V. Monetti, La Corte penale internazionale, Milano, 2006, 1264 ss.; E. Fronza, Il crimine di genocidio, in E. Amati, V. Caccamo, M. Costi, E. Fronza, A. Vallini, Introduzione al diritto penale internazionale, Milano, 377, nota 1; F. Terrier, Procedure before the Trial Chamber, in A. Cassese – P. Gaeta – J.R.W.D. Jones, The Rome Statute of the internationalcriminal Court: a commentary, Oxford, 2002, 1309.

[4] Sancito, fra l’altro, oltre che nel preambolo dello Statuto, dagli artt. 1 e 17, ai sensi delle quali disposizioni è consentito alla Corte sostituirsi alla giurisdizione degli Stati membri solo a fronte della incapacità o mancata volontà di quest’ultimi di reprimere “i crimini più gravi di portata internazionale”.

[5]Art. 70 Statuto ed art. 162 Reg.

[6]Sul punto, R. Bellelli, op.cit., 1268, il quale parla, al proposito, di “complementarietà invertita”.

[7]Sulla base dei criteri stabiliti dall’art. 162 Reg.

[8] Ai sensi dell’art. 162 Reg., la Corte, prima di decidere se esercitare la giurisdizione, può consultare le autorità nazionali, ove lo reputi necessario.

[9]http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1650592.pdf.

[10]The Prosecutor v. William Samoei Ruto and Joshua Arap Sang – ICC-01/09-01/11

[11] Pag. da 3 a 5 del mandato di arresto n. ICC- 01/09-01/13 emesso contro Walter Osapiri Barasa.

[12]http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1691832.pdf.

[13]ICC-01/05-01/08.

[14]Pagg. da 9 a 12 del mandato di arresto n. ICC – 01/05-01/13, emesso nei confronti di Bemba Gombo, Kilolo Musamba, Magenda Kabongo, Babala Wandu e Arido.

[15]L’11 luglio 2014, la Camera di Appello della Corte penale internazionale ha rigettato a maggioranza dei suoi membri l’impugnazione del rigetto delle richieste di liberazione provvisoria (emesso dalla Pre-Trial Chamber II il 14 ed il 17 marzo 2014) sollevata da Aimé Kilolo Musamba, Fidèle Babala Wandu e Jean-Jacques Mangenda Kabongo, non riscontrando nella summenzionata decisione errori materiali inficianti la sua validità. Si veda http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1802410.pdf; http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1802421.pdf. Per le dissenting opinion del giudice Anita Usacka (la quale ha contestato l’applicazione dei precedenti esistenti in tema di liberazione provvisoria, stante le peculiarità delle offese contro l’amministrazione della giustizia, in alcun modo comparabile ai crimini previsti dall’art. 5 Statuto) e del giudice Erkki Kourula (che ha espresso opinione dissenziente in ordine alla sussistenza dei requisiti necessari ai sensi dell’art. 58(1)(b) Statuto) si veda http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1802414.pdf,http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1802816.pdf, http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1802411.pdf, nonché http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1802443.pdf.

[16] http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1845009.pdf

[17] http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1902812.pdf

[18]Al riguardo, si rammenta che ai sensi dell’art. 70, par. 3, dello Statuto, la commissione di offese contro l’amministrazione della giustizia è punita con la pena alla reclusione non superiore a cinque anni e/o con una multa.

[19] http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1985171.pdf, relativa a Kilolo, Magenda, Babala ed Arido; http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1985174.pdf, riguardante il solo Bemba. In particolare, la Camera di Appello ha in primo luogo ritenuto non corretta l’applicazione nella specie dell’art. 60, par. 4 dello Statuto, norma relativa alla possibilità di procedere alla scarcerazione di individui soggetti a misura cautelare, nel caso di ritardo imputabile al Prosecutor. In secondo luogo, nella pronuncia si pone in evidenza come il riesame periodico delle decisioni de libertate di cui all’art. 60, par. 3, debba essere svolto attuando un bilanciamento fra la durata della detenzione e le esigenze cautelari previste all’art. 58, par. 1, Statuto: bilanciamento che, a parere dei giudici, sarebbe stato erroneamente realizzato.

[20]All’esito dell’udienza di convalida, il giudice Tarfusser ha deciso che la conferma delle accuse sarebbe avvenuta in assenza di un’udienza pubblica, ma, in virtù dell’art. 165, par. 3, delle “Rules of Procedures and Evidence”, sulla sola base di conclusioni scritte, le quali, nel caso sottoposto alla nostra attenzione, sono state rassegnate dai difensori degli imputati il 30 luglio 2014.

[21]http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1857534.pdf

[22] Gli elementi a carico di Bemba Gombo sono indicati da pag. 43 a 46 della Decisione.

[23] Si veda, al proposito, da pag. 21 a 30 della Decisione.

[24] Specificamente indicate alle pagg. da 30 a 33 della Decisione.

[25] Gli elementi di prova a carico di Babala sono indicati da pag. 33 a 37 della Decisione.

[26] Analiticamente illustrate da pag. 38 a 42 della Decisione.

[27] Per tali considerazioni, cfr. R. Bellelli, op. cit., 1302 – 1303.

[28]Sull’argomento, si veda anche R. Bellelli, op. cit., 1303 -1304.

[29]Si fa riferimento, in generale, alle ipotesi criminose previste e punite dal titolo III, libro II, del codice penale (rubricato “Dei delitti contro l’amministrazione della giustizia”) ed in particolare – sebbene presentino, rispetto alle disposizioni di cui all’art.70, lett. (b) e (c) Statuto, talune divergenze – agli artt. 374 (“Frode processuale”), 374 bis (“False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale”), 377 (“Intralcio alla giustizia”), 377 bis (“Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria”) c.p. Come noto, le ipotesi predette sono state modificate con l. 20.12.2012, n. 237, proprio per estenderle ai fatti commessi avanti la CPI.

[30] Fra le molte sentenze favorevoli a tale indirizzo, Cass. pen., sez. VI, 22.1.2014, n. 10282; Cass. pen., sez. VI, 28.05.2012, n. 20656; Cass. pen., sez. IV, 11.03.2008, n. 10842.

[31] Si fa riferimento, in particolare, alle pagg. 12 e 13 della decisione di conferma delle accuse.

[32]Si veda a pag. 12 del mandato di arresto n. ICC- 01/09-01/13 emesso nei confronti di Walter Osapiri Barasa.

[33]Special Court of Sierra Leone, Trial Chamber II, SCSL-03-1-T, Decision 17 March 2011, para. 39, ove si afferma che per il perfezionarsi del crimine di subornazione di testimoni, di cui all’art. 77, lett.(a), iv, delle Rules of Procedure and Evidence, sia irrilevante l’effettivo trasferimento di denaro, essendo sufficiente la sola offerta di una tangente.