Georgia – Situazione

In data 13 ottobre 2015, il Prosecutor ha richiesto l’autorizzazione ad iniziare una investigazione nella situazione in Georgia – già oggetto di indagine preliminare – per il periodo tra il 1° luglio e il 10 ottobre 2008 per crimini di guerra e crimini contro l’umanità presumibilmente commessi quando gli scontri tra la regione dell’Ossetia del Sud e la Georgia sono degenerati in conflitto armato nell’agosto 2008. In particolare, il Prosecutor ha ritenuto che i presunti crimini siano stati commessi durante la compagna di esplusione dell’etnia Georgiana dall’Ossetia del Sud, nonché durante diversi attacchi commessi da entrambe la parti nei confronti di forze peacekeeper. Le informazioni a disposizione dell’ufficio del Procsecutor indicano tra i 51 e i 113 civili Georgiani uccisi durante la campagna di espulsione condotta da autorità de facto dell’Ossetia del Sud, con la presunta collaborazione delle forze Russe; tra le 13.400 e le 18.500 persone sfollate e più di 5.000 beni appartenenti all’etnia Georgiana distrutti. Per quanto riguarda gli attacchi alle forze di pace Georgiane, risultano due peacekeepers Georgiani uccisi e 5 feriti a causa di bombardamenti lanciati da postazioni nell’Ossetia del Sud. In un diverso episodio, risultano 10 peacekeepers Russi uccisi e 30 feriti come risultato di un attacco da parte delle forze Georgiane.

Il 27 gennaio 2016, dopo aver esaminato la richiesta e il materiale di supporto, la Pre-Trial Chamber I, composta dal giudice Joyce Aluoch, quale Presidente, dal giudice Cuno Tarfusser e dal giudice Péter Kovàcs, ha autorizzato il Prosecutor a procedere con l’indagine ritenendo sussistente una base ragionevole per ritenere che crimini di competenza della CPI siano stati commessi nella situazione in Georgia. Tali crimini comprendono crimini contro l’umanità, quali ad esempio omicidio, trasferimento forzato della popolazione, persecuzione, e crimini di guerra, quali attacchi contro la popolazione civile, omicidio volontario, distruzione di proprietà e saccheggio, presumibilmente commessi nel contesto di un conflitto armato internazionale tra il 1 ° luglio e il 10 ottobre 2008. La Camera ha, inoltre, rilevato come non vi siano ragioni sostanziali per ritenere che un’indagine sia nell’interesse della giustizia, prendendo in considerazione la gravità dei reati e gli interessi delle vittime. Il giudice Péter Kovàcs, pur condividendo l’opinione della maggioranza, ha espresso un suo parere separato discostandosi da essa su tre aspetti: la portata e l’estensione del controllo giudiziario della richiesta del Prosecutor; la facoltà della Camera di esaminare ed eventualmente rettificare la valutazione del Prosecutor in merito ai presunti crimini di competenza della Corte; lo scopo ed il livello di dettaglio richiesti per la valutazione di ammissibilità.