Simone Gbagbo

Il Contesto: Nel periodo che ha seguito le contestate elezioni presidenziali del 28 novembre 2010, sul territorio della Costa d’Avorio si sono verificati violenti scontri tra le forze pro Gbagbo, Presidente uscente della repubblica ivoriana, e le forze pro Ouattara, attuale Presidente del Paese. In particolare, in questo caso la Corte ha fatto riferimento all’attacco compiuto da parte delle forze leali al ex-Presidente nei confronti della popolazione civile di Abidjan e dell’ovest del Paese. Tali scontri si sono protratti fino all’aprile del 2011 e si sono conclusi solo a seguito dell’arresto di Laurent Gbagbo e all’insediamento ufficiale del Presidente Ouattara.

Gli Addebiti: Simone Gbagbo è accusata di aver commesso i crimini contro l’umanità di:

  • omicidio ex Articolo 7(1)(a);
  • stupro e altre forme di violenza sessuale ex Articolo 7(1)(g);
  • persecuzione ex Articolo 7(1)(h);
  • altri atti inumani ex Articolo 7(1)(k).

Tali violazioni si presumono compiute nella veste di coautrice indiretta in base all’Articolo 25(3)(a) dello Statuto.

Il Procedimento:  Il 22 novembre 2012, a seguito della richiesta presentata dal Procuratore, la Pre-Trial Chamber III ha spiccato il mandato d’arresto nei confronti di Simone Gbagbo, moglie dell’ex presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, con l’accusa di aver commesso crimini contro l’umanità nel periodo che intercorre tra il 16 dicembre 2010 e il 12 aprile 2011.

Il 23 ottobre 2014, si apre il processo nei confronti di Simone Gabgbo in Costa d’Avorio. Nonostante la CPI avesse spiccato nei suoi confronti un mandato d’arresto, la Costa d’Avorio il 1 ottobre 2013 aveva contestato l’ammissibilita’ del caso ai sensi dell’articolo 17 e 19 dello Statuto di Roma asserendo i) che il procedimento nazionale instaurato nei confronti dell’imputata ha ad oggetto le medesime condotte rispetto a quelle contestata dalla CPI; ii) che la Costa d’Avorio e’ perfettamente in grado di giudicare l’imputata e che il proprio sistema giudiziario garantisce lo svolgimento di un processo equo. La Camera Preliminare della CPI non ha ancora emesso una decisione al riguardo.

Oltre a Simone Gbagbo, il processo a livello nazionale coinvolge altri 82 coimputati, tra cui l’ex primo ministro Gilbert Ake N’Gbo. Le accuse sono di genocidio, minaccia alla sicurezza dello Stato, disturbo dell’ordine pubblico.

In data 11 dicembre 2014, la PTC I ha rigettato l’eccezione di inamissibilità del caso contro Simone Gbagbo sollevata dalla Costa d’Avorio il 30 settembre 2013. Dopo un’attenta analisi della documentazione, la Camera ha concluso ai sensi dell’art. 17(1)(a) che la autorità nazionali non stanno intraprendendo alcuna iniziativa concreta e tangibile tesa ad accertare se Simone Gbagbo sia o meno penalmente responsabile rispetto alla medesima condotta oggetto del procedimento dinanzi alla CPI.
La PTC ha, dunque, dichiarato ammissibile il caso e ha ricordato alla Costa d’Avorio l’obbligo di consegnare l’indagata alla Corte senza ulteriori ritardi.

In data 27 maggio 2015, la Appeal Chamber ha confermato l’ammissibilità del caso rigettando l’appello presentato dalla Repubblica della Costa d’Avorio in data 17 dicembre 2014 e confermando così la decisione della PTC I resa in data 11 dicembre 2014 con la quale era stata rigettata la questione di inammissibilità del caso sollevata dalla Costa d’Avorio in data 30 settembre 2013.

La Camera d’Appello ha ritenuto che la PTC non abbia commesso alcun errore nella valutazione delle condotte relative ai crimini oggetto di indagine da parte delle autorità nazionali. Si tratterebbe, infatti, di reati economici e reati contro lo Stato, ben diversi da quelli oggetto di indagine da parte della CPI.

Status: La signora Gbagbo è agli arresti domiciliari nel nord-ovest della Costa d’Avorio dal mese di aprile 2011.

 

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