Bemba Gombo – Musamba – Kabongo – Wandu – Arido

Il 20 novembre 2012, il giudice della Corte Penale Internazionale, Cuno Tarfusser, ha emesso un nuovo mandato d’arresto nei confronti di Jean-Pierre Bemba Gombo, già detenuto presso la Corte Penale Internazionale dal 3 luglio 2008, e nei confronti di altri quattro soggetti: il suo difensore principale Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo (membro del team difensivo di Bemba e case manager), Fidèle Babala Wandu (membro del parlamento della RDC e Deputy Secretary General del Movimento per la Liberazione del Congo) e Narcisse Arido (testimone della difesa).
Il giudice ha ritenuto sussistenti ragionevoli motivi per credere che tali individui siano penalmente responsabili per aver commesso reati contro l’amministrazione della giustizia (art. 70 StCPI), in particolare il reato di corruzione di testimoni e di presentazione di prove che essi sapevano essere false o contraffatte nel caso contro Bemba. Il giudice ha inoltre richiesto agli Stati di localizzare e congelare i beni di proprietà di tali soggetti.

Il 23 e 24 novembre 2013, le autorità dei Paesi Bassi, Francia, Belgio e Repubblica Democratica del Congo, facendo seguito al mandato d’arresto emesso dal giudice della PTC II, hanno arrestato i quattro individui.

Fidèle Babala Wandu e Aimé Kilolo Musamba sono stati trasferiti al centro di detenzione della CPI il 25 novembre 2013, ed insieme a Jean-Pierre Bemba Gombo sono comparsi dinanzi al giudice Cuno Tarfusser in data 27 novembre.

Il 5 dicembre anche Jean-Jacques Mangenda Kabongo è comparso dinanzi alla Corte, mentre Narcisse Arido verrà consegnato solo una volta ultimati i procedimenti nazionali in Francia.

Data la natura particolare dei reati contestati, la decisione di conferma delle accuse sarà svolta per iscritto, preceduta da una serie di status conference ma senza la fissazione di una vera e propria udienza.

In data 29 maggio 2015, l’Appeal Chamber ha riformato la decisione resa dalla Pre-Trial Chamber il 21 ottobre 2014, con la quale era stata concessa la libertà provvisoria ad Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido, indagati nel caso contro Bemba e al. L’Appeal Chamber ha, infatti, ritenuto che nella decisione riformata vi fosse stata una incorretta interpretazione dell’art 60 (4) StCPI, il quale stabilisce che un imputato non può essere detenuto per un irragionevole periodo di tempo “a causa di un inescusabile ritardo causato dal Prosecutor”. La Camera ha inoltre precisato che, anche in assenza del ritardo di cui sopra, la Trial Chamber potrebbe ordinare la scarcerazione degli imputati nell’attuazione del normale procedimento di revisione previsto dall’art. 60 (3) StCPI; ciò è possible attuando un bilanciamento tra la durata della detenzione e i rischi di cui all’art. 58 (1) (b) StCPI, così da determinare un’eventuale irragionevolezza nel proseguimento della detenzione. Tuttavia, nella decisione di primo grado questo bilanciamento non è stato correttamente attuato. Ciononostante, considerando il tempo trascorso dal momento del rilascio, la Appeal Chamber ha ritenuto che non fosse nell’interesse della giustizia procedere ad un nuovo arresto degli indagati, i quali dunque rimarranno in libertà finché la Trial Chamber non deciderà nel merito.

Con decisione separata presa il medesimo giorno l’Appeal Chamber, seguendo il medesimo ragionamento, ha altresì riformato e rinviato alla Trial Chamber VII la decisione del 23 gennaio 2015 relativa al rilascio di Bemba. L’imputato rimane comunque in stato di custodia in relazione agli altri casi in cui lo stesso è parte dinnanzi alla Corte.

In data 24 agosto 2015, la Presidenza ha ricomposto il collegio della TC VII – oggi formato dai giudici Marc Perrin de Brichambaut, Bertram Schmitt e Raul Pangalangan – nel procedimento contro Bemba e al. sostituendo i giudici Olga Herrera Carbuccia e Chile Eboe Osuji che avevano prestato richiesta di giustificazione essendo già assegnati al caso contro Ruto e Sang.

In data 29 settembre 2015, è iniziato dinnanzi alla TC VII il processo nei confronti di Jean-Pierre Bemba Gombo, Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido relativo alle accuse di presunti crimini contro l’amministrazione della giustizia commessi nell’ambito del parallelo processo nei confronti di Bemba Gombo.

In data 19 ottobre 2016, la Trial Chamber VII ha pronunciato la sentenza nei confronti dei 5 imputati ritenendoli colpevoli delle accuse loro contestate in relazione alle false testimonianze rese nel procedimento principale nei confronti di Bemba Gombo (Main Case).

In particolare, Bemba, Kilolo e Mangenda sono stati ritenuti responsabili in concorso per aver intenzionalmente corrotto 14 testimoni della difesa e presentato tali prove false dinanzi alla Corte:

– Bemba per aver sollecitato tali false testimonianze,

– Kilolo per averle indotte,

– Mangenda per aver favorito la falsa depositizione di due testimoni della difesa ed incoraggiato quella di altri 7 testimoni.

Quanto alla posizione di Babala, egli è stato ritenuto responsabile per aver favorito la corruzione di soli due testimoni della difesa mentre è stata esclusa la responsabilità rispetto agli altri 12 testimoni ed è stato assolto rispetto alla condotta di presentazione di prove false.

Quanto alla posizione di Arido, egli è stato ritenuto responsabile per aver corrotto 4 testimoni della difesa mentre è stato assolto dall’accusa di aver presentato, o comunque aiutato, incoraggiato o in altro modo assistito la presentazione di prove false rispetto ai suddetti testimoni.

In pari data, la Camera, pronunciandosi in seguito a diverse istanze di parte, ha deciso che Aimé Kilolo Musamba, Jean-Jacques Mangenda Kabongo, Fidèle Babala Wandu e Narcisse Arido rimarranno in libertà condizionata in attesa della decisione sulla pena da applicare loro in concreto.

In data 22 marzo 2017, la TC VII si è pronunciata sulla quantificazione della pena in relazione ai reati per i quali vi era stata condanna in data 19 ottobre 2016.

Bemba Gombo è stato condannato ad un anno di reclusione, aggiuntivo a quelli per i quali era già detenuto, senza possibilità di dedurre il presofferto, nonchè al pagamento di una multa pari ad euro 300.000,00.

Aimé Kilolo Musamba è stato condannato alla pena della reclusione pari ad anni 2 mesi 6. Tenuto conto del presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 22 ottobre 2014),  la Camera ha disposto la sospensione della pena rimanente per un periodo di tre anni, subordinandola al pagamento della multa pari a euro 30.000,00 e alla mancata commissione di ulteriori reati durante tale periodo.

Jean-Jacques Mangenda Kabongo è stato condannato alla pena della reclusione pari ad anni 2. Tenuto conto del presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 31 ottobre 2014),  la Camera ha disposto la sospensione della pena rimanente per un periodo di 3 anni, subordinandola alla mancata commissione di ulteriori reati durante tale periodo.

Narcisse Arido è stato condannato alla pena della reclusione pari a mesi 11. Tenuto conto che il presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 22 ottobre 2014) è equivalente alla pena imposta, la stessa può considerarsi espiata.

Fidèle Babala Wandu è stato condannato alla pena della reclusione pari a mesi 6. Tenuto conto che il presofferto (dall’arresto del  23 Novembre 2013 al rilascio del 23 ottobre 2014) è superiore alla pena imposta, la stessa può considerarsi espiata.

Il Giudice Pangalangan ha pronunciato una opinione separata laddove, pur concordando sulla quantificazione della pena comminata a Bemba, ha diversamente ritenuto che dovesse essergli garantita la deducibilità del presofferto.

In data 8 Marzo 2018, la Appeals Chamber si è pronunciata sull’appello presentato avverso la sentenza di condanna emessa

La Appeals Chamber ha rigettato l’appello e confermato la sentenza di condanna alla reclusione per la maggior parte delle accuse. Ha invece assolto Bemba, Kilolo e Mangenda rispetto all’accusa di presentazione di prove di cui si conosceva la falsità ex art. 70(1)(b) StCPI, ritenendo che la disposizione si applichi solo alla presentazione di prove documentali e non alla mera citazione di testimoni, come è avvenuto nel caso di specie.

La sentenza, parzialmente di condanna e parzialmente assolutoria, è ora definitiva.