Ahmad Al Mahdi Al Faqi

Ahmad Al Mahdi Al Faqi: membro di Ansar Eddine, ex capo della Brigata “Hesbah” (“Manners’ Brigade”), nato approssimativamente nel 1975 ad Agoune, a 100 Km ad est di Timbuktu, Mali.

Procedimento: In data 18 settembre 2015, la PTC I ha emesso un mandato d’arresto nei confronti di Ahmad Al Mahdi Al Faqi (Abu Tourab), per crimini di guerra presumibilmente commessi in Timbuktu, Mali, tra il 30 giugno 2012 e il 10 luglio 2012 mediante attacchi intenzionalmente diretti contro luoghi di culto e monumenti storici.

Il Prosecutor ritiene che egli abbia rivestito un ruolo attivo durante l’occupazione di Timbuktu, collaborando con i leader dei due gruppi armati coinvolti. Risulta che egli sia stato, fino al settembre 2012, il capo della Brigata Hesbah, operativa fino al maggio 2012; e che abbia collaborato con la Corte Islamica di Timbuktu e contribuito all’esecuzione di diverse decisioni. inoltre, si ritiene che egli fosse coinvolto nella distruzione di diversi monumenti.

La Camera, nell’emettere il mandato d’arresto, ha ritenuto sussistenti ragionevoli motivi per ritenere che egli sia penalmente responsabile per aver commesso, individualmente o in concorso con altri; facilitato o contribuito in altro modo alla commissione di crimini di guerra consistiti nell’aver intenzionalmente attaccato i seguenti mausolei: 1) Sidi Mahmoud Ben Omar Mohamed Aquit, 2) Sheikh Mohamed Mahmoud Al Arawani, 3) Sheikh Sidi Mokhtar Ben Sidi Muhammad Ben Sheikh Alkabir, 4) Alpha Moya, 5) Sheikh Sidi Ahmed Ben Amar Arragadi, 6) Sheikh Muhammad El Micky, 7) Cheick Abdoul Kassim Attouaty, 8) Ahamed Fulane, 9) Bahaber Babadié; nonchè la moschea 10) Sidi Yahia.

In data 26 settembre 2015, Ahmad Al Mahdi Al Faqi (Abu Tourab) è stato consegnato alla Corte dalle autorità del Niger ed è comparso in data 30 settembre 2015 dinnanzi alla Corte al fine di verificarne l’identità ed informarlo delle accuse a suo carico.

In data 13 gennaio 2016, il giudice della PTC in composizione monocratica, Cuno Tarfusser, ha accordato alla difesa la richiesta di rinvio dell’udienza di conferma delle accuse  L’udienza, inizialmente fissata al 18 gennaio 2016, è stata rinviata al 1-2 marzo 2016.

In data 24 marzo 2016, la PTC I, composta dai giudici Joyce Aluoch, Cuno Tarfusser e Peter Kovacs, ha confermato le accuse nei confronti di Al Mahadi e lo ha rinviato a giudizio dinnanzi alla Trial Chamber.

La PTC ha ritenuto vi fossero sostanziali motivi per credere che egli sia responsabile ai sensi dell’art. 25(3)(a); 25(3)(b); 25(3) (c) o 25(3) (d) della commissione di crimini di guerra consistiti nell’aver intenzionalmente diretto attacchi ad una serie di monumenti, patrimonio culturale e religioso del Mali e non costituenti obiettivi militari, tra il 30 giugno 2012 e l’11 luglio 2012 circa, distruggendoli complementamente o comunque danneggiandoli gravemente.

In data 22 agosto 2016, si è aperto il caso dinanzi alla Trial Chamber VIII. L’imputato ha ammesso la propria responsabilità rispetto al crimine di guerra contestato.

Il 27 settembre 2016 la Trial Chamber VIII ha emesso sentenza di condanna nei confronti di Al Mahdi responsabile, a titolo di concorso, dei crimini di guerra contestatigli, concernenti l’attacco contro edifici storici e religiosi a Timbuktu (Mali) nel giugno e luglio 2012. Al Mahdi è stato condannato a 9 anni di reclusione. Il periodo di un anno (dal 18 settembre 2015 al 27 settembre 2016) che il condannato ha trascorso in custodia cautelare verrà scomputato dalla pena.

La Chamber ha ritenuto che Al Mahdi fosse a capo degli Hesbah (gruppo armato che ha effettuato l’attacco) e fosse a conoscenza della natura degli obbiettivi dello stesso.  Egli era inoltre presente a tutti gli attacchi, dando istruzioni e supporto morale alle sue truppe.

Al fine della determinazione della pena la Chamber ha preso in considerazione la condotta personale dell’imputato e le circostanze soggettive. La Chamber ha evidenziato come, sebbene appartenenti alla categoria dei crimini di guerra, i crimini contro la proprietà siano di gravità inferiore rispetto a quelli contro le persone. I giudici hanno comunque ritenuto che gli edifici oggetto dell’attacco fossero non solo religiosi, ma anche simbolicamente ed emotivamente importanti per la popolazione di Timbuktu. In particolare, il Mausoleo dei Santi e la Moschea di Timbuktu costituivano parte integrante della vita religiosa degli abitanti della città, in quanto riflesso della dedizione alla religione islamica, e venivano percepiti come mezzo di protezione divina dalla popolazione autoctona. Infine, tutti i siti oggetto degli attacchi erano stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Di conseguenza gli attacchi hanno avuto effetti non solo sulle vittime, ma su tutta la popolazione del Mali e sulla comunità internazionale.

È stato infine preso in considerazione il fatto che l’imputato abbia confessato i suoi crimini, collaborato con la Corte al fine di ricostruire gli eventi concernenti l’attacco, espresso il suo pentimento e tenuto una buona condotta durante la custodia cautelare. Ha assunto, altresì, rilievo la circostanza per cui durante l’attacco Al Mahadi abbia deciso di attuare una condotta tale da preservare alcune parti della Moschea.

In data 17 agosto 2017, la Trial Chamber VIII ha emesso l’ordine di riparazione nel caso Ahmad Al Faqi Al Mahdi, condannando l’imputato al risarcimento di 2.7 milioni di euro. Considerato lo stato di indigenza dell’imputato, la Corte ha richiesto al Trust Funds for Victims (“TFV”) di provvedere al risarcimento e di sottoporre all’attenzione della Corte un piano di implementazione entro il 16 febbraio 2018.

La TC VIII ha richiamato i principi espressi nella decisione emessa nel caso Lubanga, incluso il principio di non discriminazione, e ribadito che la riparazione è finalizzata ad alleviare le sofferenze causate dai gravi crimini commessi, a permettere alle vittime di recuperare la propria dignità e ad avere un effetto deterrente rispetto a future violazioni, anche tramite l’implementazione di meccanismi conciliativi tra le vittime dei crimini, la comunità ed i responsabili. La Camera ha evidenziato le peculiarità del caso, avente ad oggetto beni culturali, storici e religiosi la cui distruzione porta con sé un messaggio di terrore, vanifica parte della memoria storica e della consapevolezza collettiva dell’umanità ed impedisce di trasmettere i suoi valori alle generazioni future.

La Camera ha imposto la riparazione per tre categorie di danno: quello relativo agli edifici attaccati, quello relativo alla conseguente perdita economica, ed il danno morale. Riparazione che è di natura collettiva per il ripristino dei siti danneggiati e per la comunità di Timbuktu, comprese misure simboliche quali memoriali, cerimonie di perdono e commemorazioni; è di natura individuale per gli abitanti di Timbuktu la cui esistenza dipendeva in via esclusiva dagli edifici attaccati. Le pubbliche scuse di Al Mahdi sono state ritenute genuine e categoriche; dunque come misura simbolica la Camera ha richiesto al Registry di pubblicare sul sito un estratto del video nel quale sono state rese tali scuse. In data 8 marzo 2018, la Appeals Chamber ha confermato, quasi integralmente, l’ordine di riparazione già disposto.

Status: in custodia presso la Corte.